Entra in pista con i tuoi campioni!

Pro Cicling Fanta il nostro fantaciclismo

Regolamento

Gioca su tutte le corse!

Disponibili corse a tappe e corse singole!

Info

Se ami il ciclismo...

cosa stai aspettando?
Unisciti a noi!

Registrati

TOP E FLOP DELLA SECONDA SETTIMANA DEL GIRO D'ITALIA

Giro d’Italia 24/05/2026
TOP E FLOP DELLA SECONDA SETTIMANA DEL GIRO D'ITALIA

 

Si è conclusa la seconda settimana del Giro d’Italia: nessun giorno è stato tranquillo, c’è molto da commentare. Come la prima settimana è accaduto qualcosa di previsto, ma anche molti eventi quasi impronosticabili. Per l’occasione ci saranno cinque top e cinque flop. 

📈 Top:

Filippo Ganna: la sua prova a cronometro al momento è la prestazione considerata singolarmente più dominante dell’intero Giro, che rasenta la perfezione. Vola sui 42 km completamente pianeggianti, dando distacchi da altri tempi. Manifestazione assoluta di strapotere: senza Evenepoel al via, si conferma almeno il secondo cronoman più forte attuale; dietro a lui c’è poi l’abisso, come dimostrano anche i vari distacchi. È una locomotiva: se gli altri si muovono tramite carri, lui è il treno; se gli altri usano la macchina, lui usa l’aereo, questo è il confronto in proporzione. Su una bici da cronometro rappresenta la massima bellezza possibile dell’ibrido tra bici e uomo, diventa un tutt’uno come pochi altri. Per quanto riguarda invece le prestazioni non su bici da crono è abbastanza opaco, sebbene nella tappa di Verbania sia stato molto controllato. VOTO 9

Alec Segaert: la sua azione da finisseur nella dodicesima tappa è probabilmente l’azione più bella dal punto di vista del connubio fra potenza e tattica. Sceglie la situazione e il momento perfetti, ma coniuga tale decisione molto intelligente anche a una potenza che almeno al Giro ha pochi altri rivali. Si può dire per questo motivo che sia stata la sintesi perfetta di cosa può offrire il ciclismo, dove sicuramente la maggiore importanza è data dalla potenza e dalle capacità fisiche, ma ciò non è sufficiente: è un connubio di mente e corpo, come è stata la vittoria di Segaert. Un’azione da finisseur al Giro non si vedeva da molti anni, specialmente da quella distanza. Sia il singolo corridore sia l’intera squadra stanno superando le aspettative della partenza. VOTO 9

Alberto Bettiol: quando è in giornata diventa un vero mostro sia a livello di forza fisica sia a livello mentale; in quel giorno diventa imbattibile per il 95% dei ciclisti. Nella tappa che arriva a Verbania, che è quasi casa sua, non sbaglia letteralmente nulla, rasenta la perfezione. C’è poco altro da dire a riguardo, perché quando si riesce a correre così bene diventa difficile trovare persino ulteriori commenti. Quindi uso tale spazio per parlare più in generale e dire che non è ancora troppo tardi per Bettiol per riuscire a fare una stagione costante, almeno provarci, perché appare quasi una carriera sprecata rispetto al suo talento. I massimi della sua carriera sono altissimi ma di brevissima durata; il resto è una linea piatta che tocca la mediocrità, questo è il problema. Chi è il vero Bettiol? Quello che si vede in poche occasioni e quindi un quasi fenomeno, o quello che per lo più è presente? Questo è il dilemma, a cui probabilmente può rispondere solo lui. VOTO 9

Jonas Vingegaard e Jhonatan Narváez: hanno in comune il fatto di aver vinto sia nella prima settimana sia nella seconda, ma anche lo stesso numero di vittorie. Il danese, dopo una cronometro abbastanza sottotono per il suo livello, sull’unica tappa di montagna torna in versione dominante e quasi senza apparente fatica la vince. Il Giro d’Italia è suo salvo imprevisti, anche perché la sua squadra è la più forte al via, con uno strepitoso Piganzoli, che se continua così probabilmente finirà nei prossimi top. Se i primi dieci giorni per Vingegaard sono stati da monarca prudente e affaticato, sabato è diventato il vero despota. Invece per l’ecuadoregno, dopo la terza vittoria di tappa, è sorta anche la possibilità di provare a conquistare la maglia a punti, che non viene vinta da un non velocista dal 2012, quando era ancora in vigore un sistema di punteggio non così sfavorevole per chi non sia un velocista: già questo rende il suo Giro incredibile. Se Vingegaard è il despota della classifica generale, Narváez lo è per quanto riguarda le fughe, che gestisce come un vero signore. VOTO 9

Fredrik Dversnes Lavik: il norvegese riesce a vincere la tappa di Milano grazie a una fuga. Questo va proprio contro il pronostico, ma forse è stato sottovalutato, poiché era già stato capace di vincere una tappa al Tirreno-Adriatico, ora conquista la gloria anche al Giro. È perfetto tatticamente, ma prima di tutto la sua prova è fisica: insieme agli altri tre fuggitivi compie una mezza impresa, mandando in rotoli i piani delle squadre dei velocisti e facendo scacco matto al gruppo. Resistente, intelligente, molto forte in pianura, è tra i prototipi migliori per queste imboscate non previste. Però da ora è difficile ritenere che nelle prossime corse possa fare tali azioni, perché sarà controllato maggiormente e perderà il fattore sorpresa che è servito in tale vittoria. Le prossime non potranno più essere quindi imboscate, ma dovranno essere azioni ancor più di forza, poiché sarà sicuramente più sorvegliato di quanto lo sia stato oggi dal gruppo. Al momento è Arminio, potrà mai essere Teodorico? VOTO 9

________________________________________

📉 Flop:

I poveri velocisti: in teoria questa settimana aveva due tappe per velocisti, ma in nessuna delle due i velocisti puri sono riusciti a fare la volata. Se la prima è stata a causa di una salita troppo dura a quel ritmo per i velocisti, la seconda è stata perché i fuggitivi sono andati veramente forti e le squadre dei velocisti non si sono organizzate perfettamente, probabilmente anche sfavorite dal fatto che le squadre da classifica generale, a seguito della decisione discutibile della giuria, non abbiano neanche dovuto tirare un metro. Tutto ciò appare quasi un progetto anti-velocisti, i quali ormai sono una specie in via di estinzione: bisogna salvare il soldato velocista puro da questa ingloriosa fine. Finora si sono potuti giocare solo una volata, diventa quasi impossibile giudicare qualsiasi velocista in tale situazione. Dopo oggi Magnier rischia anche di perdere la maglia ciclamino che sembrava già vinta. Il sistema di punteggio favorisce i velocisti fin troppo, ma visto che i velocisti ormai hanno pochissime tappe è quasi giusto tale sistema di punteggio. Hanno sempre meno occasioni per via della presunta poca spettacolarità di una tappa completamente piatta, poi però tali tappe vengono messe di domenica? Qualcosa in ciò è abbastanza contraddittorio. VOTO S.V.

La tattica attuata nell’undicesima tappa: quello a cui si è assistito nella tappa giunta a Chiavari è stato molto discutibile. Mi riferisco specialmente al comportamento attuato da Diego Ulissi, che ha corso solo per sé e per il suo massimo risultato possibile, non mostrando particolare interesse al risultato della squadra e di un compagno che, anche per come era andata la tappa, sembrava più forte, ossia Scaroni. Se il tuo compagno cade e poi si rialza, sicuramente tu non tiri o ti metti ad attaccare come ha fatto Ulissi. Scelta tattica inspiegabile: non so nemmeno se sperare che sia stata decisa dal team; in tal caso sarebbe un errore di incompetenza ciclistica, se però fosse stata una scelta di Ulissi sarebbe egoismo mitigato dal momento competitivo. In ogni caso è stato sicuramente un brutto momento e quasi privo di un particolare senso razionale. Tappa conclusa anche con Mas che ha scelto di arrivare secondo piuttosto che rischiare di arrivare quinto per aumentare la percentuale di vittoria, poiché ha preferito probabilmente, a livello razionale, giungere al 99,9% secondo piuttosto che aumentare, seppur di poco, la probabilità di vittoria. Almeno questa scelta è spiegabile, sebbene ciclisticamente brutta. VOTO 0

Ben O'Connor: è uno dei pochi al via che abbia ottenuto una top 5 in tutti e tre i grandi giri; da tale presupposto partiva per cercare tale piazzamento come risultato minimo. Stava anche andando tutto bene: una più che discreta cronometro, peccato poi però per la giornata negativa a Pila, dove viene respinto, ma non demorde e si salva. La terza settimana partirà con lui ancora in top 10 e con possibilità di risalire la classifica. Non sono ancora estinte le sue possibilità di ottenere quel piazzamento, però sono sicuramente diminuite; non sono ancora a rischio di estinzione, non è ancora diventato un dinosauro, a proposito di sue famose dichiarazioni. VOTO 5

Derek Gee: per il canadese, che aveva chiuso quarto il Giro dell’anno scorso, al momento è una corsa sempre a rincorrere fin dal primo giorno. Nulla sembra cambiato, sebbene sia stato tra i migliori nella cronometro per quanto riguarda gli uomini di classifica, ma in salita appare in difficoltà. La sua più grande caratteristica però è quella di non andare mai in crisi nera, poiché è quasi impossibile che salti del tutto, e questo lo rende un ottimo uomo da classifica generale. Probabilmente la confusione avvenuta a fine stagione l’anno scorso non lo ha aiutato e ha influenzato anche le sue prestazioni attuali. Ora c’è da vedere se le sue prestazioni miglioreranno o si cristallizzeranno in questo plateau discreto. Al momento è una buona macchina, perfetta se vuoi andare a una velocità discreta e costante, ma senza mai accelerare. Da sottolineare anche come si è sacrificato per Milan nella tappa di Milano, sebbene tale sforzo sia poi risultato vano. VOTO 5

Lo spettacolo creato dalla Movistar: sono i veri protagonisti del Giro d’Italia, in ogni situazione ci sono loro. Se si guarda solo il lato estetico, il sentimento e la bellezza, il loro Giro è da 10; peccato che al momento abbiano ottenuto discreti piazzamenti, ma visto quanto hanno speso e come hanno corso, e quindi se si guarda il mero lato produttivo della questione, il loro Giro è da 1. Sono una squadra anacronistica che però cerca di ottenere punti, in uno strano contrasto di spinte: da una parte la loro natura antica, dall’altra il loro cercare disperatamente punti, elemento che riguarda il ciclismo contemporaneo. In questo strano connubio emergono momenti tattici abbastanza comici, per esempio nella dodicesima tappa, dove a livello strategico sono quasi perfetti, ma si dimenticano che dopo la salita c’è una lunga fase di pianura: forse conveniva risparmiare qualcuno per controllare anche quella parte di corsa? In questo marasma ringraziano Narváez e Segaert. VOTO 5,5

Articolo scritto da Cristian Bortoli