La tappa regina è stata vinta da un immenso Carapaz. Se l'ordine d'arrivo racconta i distacchi, non restituisce però ciò che questa giornata ha realmente lasciato: la forza di volontà dell'ecuadoregno, mai domo, e quella di Kuss, che ha provato a resistere fino all'ultimo, salvo poi chiudere terzo dopo due cadute. Eppure, ciò che fa ancora più notizia è un altro episodio: come a Plateau de Solaison, la maglia gialla si è messa al servizio del proprio compagno di squadra, prima sul Galibier e poi per tutta la restante parte della tappa.
Se la prestazione di ieri dello sloveno mostra un livello fisico straordinario, eccelso e fuori dalla norma, essa rimane comunque un'impresa che, almeno in linea teorica, potrebbe essere replicata da un altro fuoriclasse. È straordinaria, ma ancora concepibile, è già successo qualcosa di simile. Vedere invece la maglia gialla tirare in salita per un proprio compagno è qualcosa che supera ogni concezione logica di ciò che il ciclismo era prima di Pogačar. Il fatto che il leader della classifica generale pensi a un compagno di squadra piuttosto che ai propri record appare quasi assurdo: oltrepassa ogni nomos, non soltanto le leggi scritte, ma anche quelle non scritte. Per decenni, infatti, la maglia gialla è stata chiamata innanzitutto a difendersi, a controllare gli avversari, a gestire il vantaggio; Pogačar ha invece invertito questa gerarchia: il leader non è più soltanto colui che riceve il lavoro della squadra, ma può diventare egli stesso il primo gregario, perfino a costo di lasciare il secondo in classifica generale, Evenepoel, per accompagnare Del Toro fino al traguardo. Il ciclismo, come ogni sport, è in costante evoluzione; da quando è giunto Pogačar, tuttavia, si è verificata una rottura. Ha creato nuovi valori, una diversa prospettiva: questo è un dato oggettivo; che quel mondo possa piacere oppure no appartiene invece alla soggettività. È il mondo creato da quello che spesso ho presentato come un Dio mortale, un Leviatano che, al tempo stesso, sa comportarsi con equità almeno nei confronti dei propri compagni di squadra. L'orizzonte del campione del mondo travalica quello degli uomini comuni: appartiene alla trascendenza oppure, se si vuole rimanere nel dominio dell'umano, a quello dell'oltreuomo nietzschiano, capace di creare nuovi valori. Da oggi quel gesto entrerà nell'immaginario del ciclismo. Inevitabilmente ogni futura maglia gialla verrà confrontata anche con questa possibilità, che però sembra ancora così difficile da ripetere. È proprio così, tuttavia, che nascono nuovi valori: quando ciò che appariva impensabile diventa improvvisamente pensabile.
Articolo scritto da Cristian Bortoli
