Con oggi si chiude il Tour con la consueta ultima tappa di Parigi, che però dallo scorso anno ha cambiato completamente natura, trasformandosi da una passerella riservata ai velocisti in una gara aperta a molteplici esiti. Una scelta che ha certamente aumentato lo spettacolo e offerto maggiori possibilità a diverse tipologie di corridori di conquistare il successo, ma che forse ha anche sottratto fascino alla volata sugli Champs-Élysées, da sempre considerata la più prestigiosa per uno sprinter nei grandi giri. In questa decisione convivono quindi pregi e difetti. Occorre metterli su una bilancia e domandarsi da quale parte essa penda: dalla tradizione della classica volata parigina o dalla spettacolarità di una tappa con il passaggio su Montmartre? Probabilmente l'equilibrio è molto sottile, se non addirittura perfetto. Se l'anno scorso il passaggio su Montmartre aveva reso la tappa maggiormente selettiva, quest'anno la riduzione del numero delle ascese ha permesso anche ai velocisti più resistenti di giocarsi la vittoria. In questo modo la corsa è stata davvero aperta a qualsiasi soluzione. Resta però il problema della sicurezza. Anche quest'anno, alla fine, la corsa è stata neutralizzata; forse sarebbe opportuno prevedere tale soluzione fin dall'inizio. Anche questa ipotesi, dunque, presenta inevitabilmente i propri svantaggi e, di conseguenza, le proprie critiche.
Da questa breve riflessione emerge come ogni decisione sia, in fondo, il risultato di un calcolo e della prospettiva che si decide di privilegiare. Deve venire prima lo spettacolo o la tutela dei corridori? Personalmente propendo sempre per la seconda. Il Tour de France, tuttavia, sembra da sempre assegnare la priorità allo spettacolo, alimentato anche dagli interessi economici, indispensabili per la sopravvivenza delle squadre e dell'intero movimento. È un equilibrio delicato, poiché tirando troppo la corda da una parte inevitabilmente si perde qualcosa dall'altra. La vera sfida consiste proprio nel trovare il punto di equilibrio. Da questo punto di vista torna sorprendentemente attuale la riflessione di Aristotele sulla mesotes, il giusto mezzo. Esso non coincide mai con una media aritmetica, ma varia a seconda delle circostanze: talvolta può avvicinarsi a un estremo, talvolta all'altro. È il frutto della phronesis, della saggezza pratica, ossia della capacità di valutare con precisione vantaggi e svantaggi per individuare, di volta in volta, la soluzione più appropriata.
Articolo scritto da Cristian Bortoli
