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PAGELLONE CICLISMO SU STRADA 2026: POGACAR SEMPRE AL TOP, VINGEGAARD PRIMO DEGLI INSEGUITORI, ITALIANI E ALMEIDA DA INCUBO

Pagelle 25/10/2026
PAGELLONE CICLISMO SU STRADA 2026: POGACAR SEMPRE AL TOP, VINGEGAARD PRIMO DEGLI INSEGUITORI, ITALIANI E ALMEIDA DA INCUBO

 

Il 2026 del ciclismo su strada è terminato. Un anno pieno di imprese strepitose, astri nascenti, campioni che si sono confermati e altri che invece hanno deluso. Andiamo a dare i voti.

VOTO 10 A POGACAR, ANCHE STAVOLTA NUMERO 1 INDISCUSSO

Con la Vuelta, il mondiale, l’Europeo in casa e il Lombardia sarebbe stata la migliore stagione della storia del ciclismo. Purtroppo, la caduta in terra iberica, a maillot rojo già ipotecata, ha fermato la cavalcata del fuoriclasse sloveno. Poco male, perché Pogi si consola con Strade Bianche, Milano-Sanremo (finalmente!), Fiandre, Liegi, Romandia, Tour de Suisse e Tour. Un’abbuffata che avrebbe fatto venire il mal di pancia a tutti i ciclisti, tranne al marziano di Komenda, che di sicuro tornerà nel 2027 più forte di prima dopo l’infortunio.

VOTO 9 ALLA PRIMA PARTE DI 2026 DI VINGEGAARD

Per molti mesi, abbiamo pensato che il Re Pescatore fosse tornato quello che metteva i bastoni fra le ruote al rivale sloveno. Una primavera esaltante per il danese che, in maniera pogacariana, ha inanellato Parigi-Nizza, Catalunya e Giro d’Italia (chiudendo la tripla corona prima di Pogacar). Poi però è arrivata la Grande Boucle, e tutte le certezze accumulate in mesi di vittorie si sono sgretolate sul Tourmalet. Oltre al danno la beffa, perché Vingegaard il Tour non è riuscito a terminarlo, complice  una caduta nella tappa che prevedeva l’arrivo in salita a Plateau de Solaison, in cui la sua Visma stava preparando un attacco studiato da mesi. Una vera disdetta, anche perché ci ha impedito di vedere Vingegaard per il resto della stagione. 

VOTO 8 ALLE IMPRESE CLAMOROSE DI MCNULTY, VAN AERT, MAS E SEIXAS

Se Pogacar e Vingegaard sono stati per lunghi tratti implacabili, va detto che qualcun altro è comunque riuscito a togliersi delle soddisfazioni importantissime che, in alcuni casi, valgono una carriera. La maglia iridata di Brandon Mcnulty è la più impronosticabile dal 2003, anno di grazia di Igor Astarloa. L’americano, uno dei pretoriani più fedeli di Pogacar alla UAE Emirates, si è tolto una soddisfazione clamorosa che pesa come un macigno sulla sua carriera che fino a prima era discreta e nulla più. Enric Mas invece, dopo tre secondi posti e un terzo posto negli anni precedenti, complice anche lo sfortunato abbandono di Pogacar, ha finalmente conquistato la Vuelta, la corsa di casa, a 31 anni, quando ormai tutti, forse persino lui, avevano perso ogni speranza. Stesso discorso per Van Aert, l’unico capace di sconfiggere quest’anno il marziano di Komenda in una Classica monumento e a conquistare la vittoria più prestigiosa della sua carriera, scoppiando in lacrime nel Velodromo di Roubaix. Discorso diverso per Seixas: il ventenne francese, dopo una stagione in cui ha bruciato le tappe, vincendo Freccia Vallone e Giro dei Paesi Baschi e arrivando 2° alla Liegi, 3° al Mondiale a cronometro e 4°, al debutto in un GT, al Tour, ha messo la ciliegina sulla torta diventando il più giovane vincitore di sempre del Giro di Lombardia. 

VOTO 7 ALLA REGOLARITA’ DI DEL TORO E GALL

Il 2026 è stato l’anno della consacrazione di Felix Gall: l’austriaco è riuscito nell’impresa, clamorosa per un “comune mortale”, di salire sul podio di entrambi i GT che ha corso quest’anno, il Giro d’Italia (2°) e la Vuelta (3°), oltre a conquistare una tappa e la classifica generale della Vuelta Burgos. Il messicano invece ha vinto UAE Tour, Tirreno-Adriatico e Tour Auvergne-Rhône-Alpes, oltre ad essere arrivato terzo al Tour all’esordio con tanto di vittoria di tappa e maglia bianca di miglior giovane. Se la stagione, per entrambi, è stata molto positiva, vanno però evidenziati in tutti e due i casi dei difetti: Gall, se partecipa a una corsa a tappe in cui sono presenti quei 4-5 campionissimi che dominano i GT, non ha speranze di vittoria, anche per via di un grosso deficit nelle prove a cronometro; il messicano invece soffre chilometraggi molto lunghi, come quelli delle classiche monumento, e deve ancora imparare a gestire i momenti di difficoltà che sovente gli si presentano durante le gare.

VOTO 6 AL PRIMO ANNO IN RED BULL DI EVENEPOEL

Sarebbe più un 6 e mezzo, perché comunque il bicampione olimpico archivierà senza dubbio il 2026 come una stagione con più pro che contro, però sinceramente ci si aspettava di più dal primo anno di Remco nella nuova squadra. È vero, Evenepoel ha vinto Amstel Gold Race, Classica di San Sebastian, Gp del Québec, il quarto titolo mondiale a cronometro, il titolo su strada europeo e soprattutto è arrivato al secondo posto nella classifica generale del Tour de France, con tanto di due frazioni (tra cui il durissimo arrivo in salita sul Plateau de Solaison) e mostrando tenuta mentale, maturità e miglioramenti in salita. Il vero problema di Remco è che, eccetto le cronometro in cui attualmente non ha rivali, sia nelle corse a tappe che nelle corse di un giorno, a meno che non ci siano i vari Pogacar, Vingegaard, Seixas e Del Toro, Evenepoel trova sempre qualcuno più forte di lui e, in generale, dopo tanti anni di professionismo non ha ancora risolto quello che è il suo più grande tallone d’Achille, i cambi di ritmo.

VOTO 5 A UN VAN DER POEL NORMALIZZATO

L’imperatore ha fatto una buona stagione, con vittorie in piccole classiche del Nord come la Omloop e la E3 oltre ai due successi di tappa al Tour, tra cui quello prestigioso sugli Champs-Élysées. A fargli meritare l’insufficienza in pagella è il fatto che, per la prima volta dal 2022, non ha conquistato una Classica monumento e soprattutto che, nelle sue corse preferite (Milano-Sanremo, Giro delle Fiandre e Parigi-Roubaix), quest’anno come non mai ha dato la sensazione di essere un passo indietro a Pogacar.

VOTO 4 ALLA VECCHIAIA DI ROGLIC

Il 2026 è stata la peggiore stagione della carriera del numero 2 sloveno, almeno da quando ha raggiunto lo status di fuoriclasse. Dopo un incoraggiante 5° posto alla Tirreno-Adriatico, con cui ha aperto la stagione, il campione olimpico di Tokyo ha inanellato una serie di risultati disastrosi tra Giro dei Paesi Baschi, Romandia e Tour de Suisse, con la misera consolazione del titolo nazionale sloveno a cronometro, peraltro conquistato senza la concorrenza di Pogacar. Dopo la caduta (l’ennesima della carriera) in allenamento ad agosto, Rogla ha finito in crescendo la stagione con il secondo posto alla Vuelta e la conquista del titolo europeo a cronometro. La sensazione però è che la carriera di Roglic, anche a causa delle sue 37 primavere, sia in una irrefrenabile parabola discendente e che più passa il tempo più corridori lo scavalchino nelle gerarchie. 

VOTO 3 ALLA NETCOMPANY INEOS, SEMPRE PIÙ OMBRA DI SÉ STESSA

L’impero britannico, che per anni ha seminato il panico con i vari Wiggins, Froome, Thomas, Bernal, mai come nel 2026 ha mostrato evidenti segni di logoramento negli uomini di punta: Bernal incostante, Vauquelin e Onley non si sono ancora integrati nel nuovo team, Sheffield e Tarling involuti, Carlos Rodriguez desaparecido. Solo Ganna, nelle cronometro, e Arensman al Giro (4° nella generale) hanno limitato in parte i danni all’ex Team Sky, con l’italiano che ha portato ai britannici l’unico successo in un GT della stagione (la cronometro del Giro), anche se il divario in questa specialità da Evenepoel cresce anno dopo anno. La speranza è che l’arrivo in squadra del baby fenomeno Benjamin Noval possa portare un rinascimento ai ragazzi di Rod Ellingworth.

VOTO 2 ALL’ETERNA PROMESSA JUAN AYUSO

Doveva essere l’anno della svolta, con il passaggio alla Lidl-Trek che doveva levarlo dall’ombra a dir poco ingombrante di Pogacar e portargli serenità e la definitiva maturazione e consacrazione. Anche a causa di un brutto infortunio alla Parigi-Nizza, proprio nel migliore momento della stagione (lo spagnolo aveva appena vinto la Volta ao Algarve precedendo Seixas), questo non è avvenuto. Dopo un discreto terzo posto al rientro al Tour Auvergne-Rhône-Alpes, evidenziando però una netta inferiorità in salita rispetto a Del Toro, il classe 2002 ha deluso nel grosso obiettivo della sua stagione, il Tour, terminato in 7° posizione ma con un’ultima settimana in calando e poi, nell’ultima parte di stagione, è stato una misera comparsa fra Mondiale, Europeo e Lombardia. In generale, Ayuso ha evidenziato la solita mancanza di maturità e limiti sempre più evidenti rispetto anche a corridori più giovani di lui come Seixas e Del Toro, cose inaccettabili per un ciclista che già l’anno scorso, a torto, pensava di essere tra i migliori al mondo.

VOTO 1 A PELLIZZARI, TIBERI E ALL’ITALIA IN GENERALE

Capitolo Bel Paese. C’erano tante speranze per Giulio Pellizzari, dopo i due sesti posti dell’anno scorso a Giro e Vuelta. Doveva essere l’anno della definitiva consacrazione, con l’obiettivo podio nella classifica generale della Corsa Rosa alla sua portata. E invece, dopo un brillante inizio di stagione con i terzi posti alla Vuelta Valenciana, facendo da gregario a Evenepoel, e alla Tirreno, la stagione del Duca di Camerino è colata a picco sull’arrivo in salita di Carì, in cui ha preso 18’ da Vingegaard. Lì, in pratica, il 2026 del marchigiano è terminata, con la sola vittoria di tappa nella misera Vuelta Burgos e altre comparsate come al Mondiale, all’Europeo e al Lombardia. Peggio di lui ha fatto Antonio Tiberi, reduce da un 2025 disastroso, vincitore di tappa e 2° in classifica generale all’UAE Tour e di lì in poi desaparecido. Maluccio anche Jonathan Milan, che nel grosso obiettivo della stagione, il Giro, ha vinto “solo” 1 tappa. Gli unici che hanno tenuto in alto il nome dell’Italia sono stati Ganna con le vittorie a crono e l’argento e l’oro mondiali rispettivamente nella crono individuale e nella staffetta mista, e Ciccone che, pur non avendo vinto corse in questo 2026, ha portato a casa la maglia verde della classifica a punti al Giro, un secondo posto che grida vendetta all’Europeo (battuto per soli 2 millimetri da Evenepoel in volata) e al GP del Québec, il 3° posto al Lombardia e il 9° al Mondiale. Per il resto molto, molto poco, a eccezione di Davide Piganzoli, ottimo scudiero di Vingegaard sia al Giro che al Tour, terminati rispettivamente all’ottavo e al quattordicesimo posto. Speriamo che il passaggio tra i pro di Lorenzo Finn risvegli il movimento azzurro. 

VOTO 0 AD ALMEIDA, PREDA DI DEMONI CHE VANNO OLTRE AL CICLISMO

Dispiace dare questo voto sia perché il portoghese, negli ultimi anni, si era, con tanta tigna e determinazione, conquistato a pieno merito il titolo di primo dei normali nelle corse a tappe e perché il suo 2025 era stato di altissimo livello. Purtroppo, dopo il 2° posto alla Valenciana e il 3° alla Volta ao Algarve, il portoghese è entrato in un vortice nero di negatività che ne ha compromesso pesantemente i risultati, oltre a causargli seri problemi di salute mentale. Tutto il mondo del ciclismo augura a Joao di riprendersi al più presto e di vincere i suoi demoni interiori, come ha fatto in passato sul Monte Bondone e sull’Angliru. 

Articolo scritto da Cesare Fabrizi