Roberto Visentini entra a far parte della prestigiosa "galleria d'arte" della Hall of Fame del Giro d'Italia, perché la corsa rosa non è solo una cronaca di tempi e distacchi, ma una raccolta di emozioni. Visentini ha regalato quel pizzico di imprevedibilità e di fascino che ancora oggi cerchiamo sulle strade. La sua Maglia Rosa entra nell'Olimpo non solo per i chilometri percorsi in testa, ma per il segno indelebile lasciato nell'immaginario dei tifosi.
Il 1986: L'anno della consacrazione
Il culmine della sua carriera in quel 1986, quando Visentini, in squadra all Carrera, si prese la Maglia Rosa finale superando giganti come Giuseppe Saronni, Francesco Moser e Greg LeMond.
Non fu solo una vittoria di forza, ma di stile: Visentini correva con un’eleganza naturale, quasi distaccata, che nascondeva un carattere fiero e poco incline ai compromessi.
Oltre Sappada:
È impossibile parlare di Visentini senza citare il celebre (e doloroso) Giro del 1987 e il "tradimento" di Sappada da parte del compagno Stephen Roche. Ma limitare la sua storia a quel momento sarebbe un errore. Roberto Visentini ha rappresentato l'ultimo romantico di un ciclismo che stava diventando scienza, un corridore capace di imprese spettacolari e di silenzi assordanti.
Con quel suo fascino da attore americano, sia sopra che giù dalla sella, da "Dandy" bresciano, Roberto Visentini ha sempre dato l'impressione di appartenere alla categoria dei "vincenti per destino", aggiungendoci però un tocco di classe aristocratica e una spruzzata di "maledettismo" che lo hanno reso unico. Oggi, il suo ingresso nella Hall of Fame del Giro d’Italia rende giustizia a uno dei talenti più puri e iconici del nostro ciclismo, meritatamente aggiungerei.
Grafica e Articolo di Pio Valerio Mautone
