L’inizio della storia del Giro risale al 1909, quando la “Gazzetta dello Sport”, precedendo di poco il “Corriere della Sera”, fondò una corsa composta da 8 tappe, con partenza e arrivo a Milano. La vittoria finale andò al lombardo Luigi Ganna, che, tramite un sistema basato sui piazzamenti nelle singole tappe e non sui rilevamenti cronometrici, ottenne la vittoria davanti al milanese Carlo Galetti, famoso per aver vinto le successive tre edizioni. Bisognerà aspettare l’edizione del 1914 per vedere la classifica generale basata su rilevamenti cronometrici, un’edizione che mosse molte polemiche intorno al vincitore, Alfonso Calzolari, per dei presunti traini. Il Giro, come molte corse ciclistiche, si fermò tra il 1915 e il 1918 a causa del primo conflitto mondiale. Gli anni del dopoguerra videro trionfare grandi campioni del passato come Costante Girardengo, Alfredo Binda, Gino Bartali e Fausto Coppi. Tuttavia, l’edizione più importante da citare è quella del 1931, in cui venne introdotto il simbolo inequivocabile del leader della corsa, ovvero la maglia rosa: dalla prima tappa del Giro 1931 fino a oggi, il leader della corsa indossa la magnifica maglia. Bisognerà aspettare il 1933 per vedere i primi “Gran Premi della Montagna”. La corsa si fermò nuovamente tra il 1941 e il 1945 a causa della seconda guerra mondiale. Accantonando questa parentesi, furono anni magnifici per il movimento ciclistico italiano, con duelli mozzafiato tra leggende come Gino Bartali, Fausto Coppi e Fiorenzo Magni: questi ultimi si alternarono in vittorie e sconfitte fino al 1955, scrivendo pagine di storia indelebili. Negli anni successivi, tra i vari vincitori si distinsero Jacques Anquetil, Franco Balmamion e Vittorio Adorni. A partire dal 1967 si susseguirono annate contraddistinte da grandi dualismi: prima quello tra il “cannibale” Eddy Merckx e Felice Gimondi, con rispettivamente cinque e tre successi finali; poi, negli anni Ottanta, tra Giuseppe Saronni e il recordman dell’ora, per diversi anni, Francesco Moser. Nel 1976 venne istituita anche la classifica accessoria dedicata ai giovani ciclisti, che vide come primo vincitore Alfio Vandi. Gli anni Novanta si aprirono con due successi dello spagnolo Miguel Indurain e si chiusero con lo scontro tra il “Pirata” Marco Pantani e Ivan Gotti. Il nuovo millennio sorrise ai ciclisti azzurri, che ottennero sette successi consecutivi, tra cui Gilberto Simoni, Paolo Savoldelli e Ivan Basso. Si inserirono, tra i successi tricolori, lo spagnolo Alberto Contador e il colombiano Nairo Quintana, ma ciò non fermò le storiche vittorie di Michele Scarponi, che ottenne il successo a seguito della squalifica per doping di Contador, e i due magnifici successi dello “Squalo” Vincenzo Nibali. Il siciliano è entrato a far parte della storia dei grandi giri per essere uno dei sette corridori ad aver conquistato almeno un’edizione di tutti e tre i grandi giri (Vuelta, Tour e Giro). Dopo la vittoria del 2016 di quest’ultimo, il Giro sta vivendo il più lungo digiuno di vittorie italiane: non era mai accaduto, nella storia del Giro, che nessun italiano riuscisse a conquistare la vittoria generale per più di cinque anni. Negli ultimissimi anni è d’obbligo nominare Chris Froome che, con il successo del 2018, è entrato anche lui a far parte dei sette uomini capaci di vincere almeno una volta tutti e tre i grandi giri. Dopo le edizioni di dominio sloveno, con il trionfo di Primož Roglič nel 2023 al termine di una battaglia serrata con il britannico Geraint Thomas, e il dominio di Tadej Pogačar nel 2024, nell’ultima edizione Simon Yates è riuscito a conquistare la maglia rosa alla penultima tappa ai danni del giovane protagonista Isaac Del Toro.
✍️: Iacopo Salvatori
