In questo articolo vengono analizzate le squadre che possono considerare la loro avventura al Giro d’Italia complessivamente positiva. Non hanno raggiunto l’eccellenza delle formazioni inserite nella categoria precedente, ma hanno comunque ottenuto risultati in linea con le aspettative o superiori alle proprie possibilità.
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Netcompany Ineos: riescono a perseguire due obiettivi distinti e si può affermare che entrambi siano stati raggiunti, seppur non in maniera completa. Il primo obiettivo, per loro quasi una ragione d’essere, è sempre la classifica generale. Dopo una stagione in cui non erano riusciti a ottenere nemmeno una top five in un Grande Giro, centrare almeno questo risultato rappresentava il minimo indispensabile, e ci riescono grazie ad Arensman. L’olandese lotta fino agli ultimi giorni per il podio, ma deve infine accontentarsi del quarto posto. Si tratta comunque della sua prima top five in un Grande Giro e può rappresentare un importante punto di partenza per il futuro. Da sottolineare anche il miglioramento mostrato nelle giornate più calde, storicamente uno dei suoi principali punti deboli. Accanto ad Arensman va necessariamente citato Bernal, capace di chiudere decimo e soprattutto fondamentale nel supporto al compagno durante l’ultima settimana. Il colombiano ha mostrato ancora una volta le proprie qualità di recupero, perché dopo un avvio complicato è cresciuto progressivamente, terminando il Giro nel suo momento migliore. Per quanto riguarda le vittorie di tappa, il tentativo iniziale passa dalle mani di Turner, ma gran parte delle speranze della squadra è riposta nella cronometro di Ganna. L’azzurro arriva al Giro con un obiettivo preciso e lo realizza nel migliore dei modi, poiché non si limita a vincere la prova contro il tempo, la domina. Probabilmente è stata la prestazione più schiacciante vista in questa edizione della corsa rosa e una delle cronometro più autoritarie degli ultimi anni. I risultati, dunque, sono positivi. Il piatto è stato preparato con cura ed è certamente buono; è mancato però quel dettaglio che lo avrebbe reso eccellente. Una vittoria in più o il podio finale di Arensman avrebbero cambiato sensibilmente la valutazione complessiva. È stato costruito un edificio solido e funzionale, ma sono mancate le decorazioni che lo avrebbero reso memorabile. VOTO 7,5
EF Education – EasyPost: si presentano al via con una squadra discreta, composta da alcuni corridori interessanti ma priva della propria principale punta di diamante. Senza Carapaz era difficile immaginare obiettivi particolarmente ambiziosi. Anche senza la vittoria di Valgren il loro Giro sarebbe probabilmente stato sufficiente. Sono infatti arrivati diversi piazzamenti grazie al giovane velocista estone Mihkels, spesso presente nelle top 10 delle volate, mentre il giovanissimo Beloki ha provato per oltre metà corsa a difendersi in classifica generale prima di andare inevitabilmente in difficoltà. Per lui resta comunque un’esperienza preziosa. Il Giro della squadra viene però impreziosito proprio dal successo di Valgren, che rappresentava uno degli obiettivi più realistici della vigilia. Per questo motivo la formazione americana non può che considerarsi soddisfatta. Difficilmente, osservando il livello dell’organico, si poteva pretendere qualcosa di molto superiore sul piano dei risultati. La vittoria ottenuta giustifica pienamente il bilancio positivo. Nel complesso, la sensazione è che non esista un progetto rigidamente definito. Con le risorse economiche a disposizione cercano di cogliere le migliori opportunità offerte dal mercato e, anno dopo anno, riescono quasi sempre a ottenere qualcosa di significativo. È però una filosofia che vive costantemente sul filo dell’equilibrio: prima o poi potrebbe arrivare una stagione completamente negativa. Allo stesso tempo, per una squadra con queste caratteristiche, forse non esistono molte alternative. VOTO 7
Decathlon CMA CGM Team: il loro Giro si conclude senza vittorie di tappa, evento che per questa squadra non rappresenta affatto un’eccezione. Su ventuno partecipazioni alla corsa rosa hanno infatti chiuso ben quattordici volte a mani vuote e la loro media storica è di circa una vittoria ogni tre edizioni. Dal punto di vista dei successi parziali il bilancio sarebbe quindi insufficiente, ma il ciclismo non si esaurisce nelle vittorie di tappa. Esiste anche la classifica generale e un podio finale vale probabilmente quanto due successi di giornata. Loro questo risultato lo ottengono grazie a Gall, che si conferma uno degli scalatori più forti del panorama internazionale e, soprattutto, riesce finalmente a limitare quelle perdite di tempo che spesso avevano compromesso i suoi precedenti Grandi Giri. Accanto a lui non è mai mancato il sostegno della squadra. In particolare Mühlberger si è rivelato un preziosissimo alleato nelle tappe di montagna, risultando decisivo soprattutto sul Blockhaus. Gall conclude secondo nella classifica generale e aggiunge al proprio bilancio ben quattro secondi posti di tappa. L’unico limite rimane quello ormai noto delle cronometro, settore nel quale dovrà continuare a lavorare per ridurre il più possibile il divario da chiunque. A completare il quadro arrivano anche i discreti risultati nelle volate da parte di Andresen. La stagione, naturalmente, non termina qui. Per la squadra la parte più importante deve ancora arrivare, ma il progetto sembra procedere nella direzione giusta. Dispongono sia delle idee sia dei mezzi necessari per ambire a risultati importanti, e il connubio tra queste due componenti è spesso la condizione essenziale del successo. VOTO 7
Team Polti VisitMalta: in rapporto alle proprie potenzialità ottengono risultati più che discreti. Sono protagonisti nelle fughe praticamente per tutto il Giro. Sevilla e Bais occupano addirittura le prime due posizioni della classifica dei chilometri trascorsi all’attacco e proprio lo spagnolo riesce a indossare la maglia azzurra per sei giorni grazie alla costante presenza nelle azioni da lontano. Ai chilometri in fuga si aggiungono diversi piazzamenti interessanti. Crescioli conclude settimo a Chiavari e si mette ripetutamente in evidenza nell’ultima settimana; Lonardi chiude sesto nella prima tappa in Bulgaria e secondo nell’ultima tappa; Maestri conquista un secondo posto e Bais un quarto posto a Milano. Proprio la tappa milanese rappresenta alla perfezione il loro Giro. Dal punto di vista tattico non sbagliano praticamente nulla: fanno esattamente ciò che devono fare e corrono nel miglior modo possibile. Non restano particolari rimpianti, perché ottengono il massimo consentito dalle proprie possibilità. Il limite non è stato l’approccio, ma semplicemente il livello complessivo dell’organico. Hanno trasformato in risultati concreti tutta la potenza di cui disponevano e, proprio per questo, non hanno nulla da rimproverarsi. Se però le risorse sono quelle di una piccola squadra, anche i risultati inevitabilmente hanno un tetto. Possono soltanto continuare su questa strada. Per fare il salto di qualità servirà anche qualcosa che esula dal loro controllo. VOTO 6,5
Tudor Pro Cycling Team: non riescono ancora a conquistare una vittoria in un Grande Giro, nonostante in più occasioni ci siano andati molto vicini. Già nella seconda tappa Stork sfiora il successo con un ottimo secondo posto. Oltre a questo risultato, la squadra porta a casa ben tredici piazzamenti nei primi dieci, segnale evidente di una competitività costante durante tutta la corsa. Il capitano designato per la classifica generale è Storer, che gestisce la situazione in maniera più che positiva chiudendo al settimo posto finale. Per una formazione Professional si tratta senza dubbio di un risultato di valore. Molto interessante anche il percorso di Rondel. Giovane e ancora inesperto, alterna momenti brillanti e inevitabili difficoltà: dopo una buona prima settimana entra in crisi nella seconda, per poi recuperare gradualmente nella terza. Nonostante tutto conclude undicesimo il suo primo Grande Giro, un risultato che rappresenta un’ottima base sulla quale costruire il futuro. La nota meno positiva riguarda Mozzato, apparso più brillante nella parte finale della corsa che non nelle giornate iniziali. Le fondamenta del progetto sembrano comunque solide. I mezzi a disposizione sono discreti e la gestione appare generalmente efficace. Ciò che emerge maggiormente è ancora una certa inesperienza, ma il tempo è una componente indispensabile in ogni percorso di crescita. Se continueranno su questa strada, i risultati arriveranno. La lezione che si può trarre è che ogni sviluppo richiede il proprio tempo: accelerare eccessivamente può consentire di ottenere benefici immediati, ma spesso espone anche al rischio di una successiva regressione. Crescere gradualmente può risultare meno appariscente, ma spesso garantisce basi più solide. VOTO 6,5
Unibet Rose Rockets: alla loro prima partecipazione a un Grande Giro si presentano con un’idea estremamente chiara. La squadra è costruita quasi interamente attorno a Groenewegen, il corridore al via con il maggior numero di vittorie nei Grandi Giri tra i partecipanti, mentre Poels rappresenta il battitore libero destinato a cercare occasioni nelle tappe più movimentate. Sono protagonisti nelle giornate dedicate ai velocisti, spesso con un numero di uomini superiore rispetto alla concorrenza. Non riescono però a concretizzare tra i meriti degli avversari e la caduta a Napoli. Nonostante l’assenza di vittorie, Groenewegen raccoglie comunque un terzo, un quarto e un sesto posto. Accanto al velocista olandese vanno ricordate anche le tre top 10 di Poels, oltre ai piazzamenti di Larsen e Kubis. Questo Giro deve rappresentare soprattutto un punto di partenza. La squadra ha dimostrato che un progetto chiaro e focalizzato può consentire di ottenere risultati interessanti anche senza disporre dei mezzi delle grandi corazzate. Le risorse economiche e tecniche sono certamente importanti, ma senza una direzione precisa rischiano di disperdersi. L’idea, invece, permette di valorizzare al massimo ciò che si possiede. In questo senso, il loro Giro rappresenta una dimostrazione concreta. VOTO 6,5
Articolo scritto da Cristian Bortoli
