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PAGELLONE SQUADRE VUELTA A ESPANA - PRIMA PARTE

Vuelta a España 14/09/2026
PAGELLONE SQUADRE VUELTA A ESPANA - PRIMA PARTE

 

Le squadre sono state suddivise in quattro macrogruppi in base alla prestazione offerta in questa Vuelta a España, sempre commisurata al livello e alle aspettative della vigilia. In quest’articolo vengono giudicate soltanto le squadre ritenute super top.

📈 Super Top:

Movistar Team: nessuno si poteva immaginare la vittoria di Mas della classifica generale, era persino difficile immaginare una sua vittoria di tappa, specialmente nel modo in cui è stata ottenuta, ma lo spagnolo alla Vuelta era sempre stato una certezza: 4 podi, una top 5, una top 10, solo questi numeri parlano di lui, quindi la vittoria sorprende ma non la sua capacità di essere tra i migliori di sempre nella corsa spagnola, a livello di podi hanno fatto meglio di lui solo: Valverde con 7, Heras e Roglic con 6. Quindi ciò che sorprende di più è l’insieme della squadra, ad eccezione di Uijtdebroeks, che per l’ennesima volta si conferma malinconicamente inaffidabile. Ma per il resto è anche difficile trovare difetti alla loro condotta, tutte le pedine usate correttamente, con Romeo che vince simbolicamente per noi anche il premio del miglior gregario di montagna, con tirate e trainate fondamentali per Mas. Forse, se si può dire qualcosa, si può criticare l’azzardo tenuto nella penultima tappa, lasciando per troppo tempo Mas da solo, ma a posteriori hanno avuto ragione loro. La storia ha detto che la scommessa è stata vinta. Per un bel po’ erano diventati il brutto anatroccolo, rischiando da svariati punti di vista di non sopravvivere, ma come esso, rischiando e per sorte, sono diventati un grande bel cigno. La domanda è però: riusciranno a seguire questa rotta, a volare verso il futuro? O torneranno a immergersi nella palude dove erano finiti? Basta pensare che era dal 2021 che non riuscivano a vincere una tappa alla Vuelta, la loro corsa di casa. VOTO 10.

Team Visma | Lease a Bike: è inutile elencare gli infiniti piazzamenti ottenuti, si può concentrarsi solo su quattro dati: hanno vinto sette tappe, hanno vinto la maglia verde, sono secondi nella maglia GPM, e hanno ottenuto il quinto posto in classifica generale. Brennan è definitivamente esploso con cinque vittorie di tappa, Van Aert è tornato quasi al livello dei tempi passati nei grandi giri ed essendo di fatto il miglior gregario possibile per le volate di Brennan, mentre Kuss ha mostrato le sue notevoli doti di fondo recuperando posizioni su posizioni nella penultima tappa. L’unica nota leggermente dolente è il giovanissimo Nordhagen, che nelle prime due settimane ha fatto molta fatica, ma il cammino per un giovane è necessariamente di alti e bassi, e per il norvegese il simbolo migliore della sua Vuelta è stato il suo lavoro fondamentale per la quinta posizione finale di Kuss nella ventesima tappa. Bisogna anche ricordarsi che nel nuovo millennio solo la UAE aveva vinto sette tappe. Con queste vittorie hanno raggiunto la Soudal Quick-Step in testa alle vittorie nella corsa spagnola dal 2000 all’oggi, ben 44. L’aspetto più interessante è che non stanno solo pensando al presente, ma stanno costruendo un futuro, sono abbastanza certo che continueranno a pungere, seppure magari in modo diverso da come ci eravamo abituati, cambiando lentamente alcuni aspetti della loro natura, in un’evoluzione lenta e costante, dove un gene muta in modo progressivo. VOTO 10.

Uno-X Mobility: vincono due tappe, una con Leknessund e una con Tobias Johannessen, ottengono quattro podi di tappa, equamente spartiti tra Tobias Johannessen e Magnus Cort. Oltre a questi piazzamenti ottengono tre top five e tre top 10. Ma più che i risultati, per loro sono esplicativi i momenti di corsa, le giornate in cui sono veramente protagonisti. A partire dalla settima tappa, dove ottengono una doppietta in una giornata simbolica per la Norvegia, come quella della dipartita del proprio re. Ma soprattutto nella ventesima tappa, dove riescono ad andare in fuga in 6, o meglio, creano la fuga aprendo un ventaglio e lavorando tutti uniti per cercare di portare alla vittoria Johannessen, che però per l’ennesima volta ci arriva vicino, giungendo secondo dietro però a Landa, quasi una vittoria simbolica, un eterno piazzato che vince davanti al giovane piazzato. Da una parte questo ennesimo avvicinarsi alla vittoria porta un gusto amaro, ma dall’altra parte solo avvicinandosi si può vincere e solo provandoci si può riuscire, ci sono svariati esempi, ma quello più limpido è quello che ha in casa con Leknessund, che ha ottenuto svariati secondi posti anche in questa stagione, basta pensare al Giro, e che è riuscito a sbloccarsi alla Vuelta. Tali parole erano già scritte, perché pensavo che Johannessen non sarebbe stato capace di vincere l’ultima tappa, invece lui desidera così tanto e ha energie così infinite, non molla mai, che vince la tappa meno pronosticabile, sbloccandosi anche lui e confermando le parole scritte precedentemente: solo provandoci si può riuscire. Magnus Cort invece, al suo ultimo grande giro, mostra ancora di essere al livello: lui nella corsa spagnola ha sempre fatto bene, basta pensare che ha vinto per ben sei volte, e tale dato assume ancora più valore pensando che solo in 34 in tutta la storia hanno vinto sette o più tappe alla Vuelta. In ogni caso, seppure Cort lasci il ciclismo, il team norvegese è stabile, solido, ogni anno riesce a ottenere migliori risultati, sono sulla giusta strada, la stanno costruendo a piccoli passi, gradino su gradino, per giungere forse fino al cielo, o fermarsi poco prima, ma partendo da 0, dalla terra, sono già saliti di vari piani e vedono il sole avvicinarsi sempre di più. Però forse il duro viene ora, poiché più si sale, più diventa difficile confermarsi, con il rischio anche di sbagliare mosse e di bruciarsi. Per come hanno costruito la base e per come è andato avanti il progetto, io però sono molto positivo sul loro futuro. Per tornare al presente, in questa Vuelta ottengono anche meno di quanto hanno prodotto, vincendo il premio dello spettacolo creato. VOTO 9

Tudor Pro Cycling Team: pochi piazzamenti, ma di grande valore, su cinque top 10, due sono vittorie, una con Brenner e l’altra con Küng. Per una Professional due vittorie in un grande giro è sempre un successone, soprattutto se arrivano dopo una stagione non così positiva sotto molti aspetti. Sebbene fossero stati rimandati, riescono quindi a essere promossi con l’esame di riparazione superato anche molto bene, non solo discretamente. Da qui devono partire per costruire un futuro meno da retrovie, per cercare di trovare un posto più davanti, cercando di essere più attenti e progettare un futuro, visto che si è ritirato dal ciclismo la loro star Julian Alaphilippe. Le aspettative ora sono riposte su Brenner, quasi simbolo della stagione della squadra e non solo, che in questo mese e mezzo si è palesato finalmente anche tra i professionisti a un livello che ci si aspettava da lui, da quando nel 2018 si era palesato con un Giro della Lunigiana di altissimo livello. La domanda è: la Tudor crescerà e seguirà un progetto che prevede di non rischiare ogni anno la bocciatura finale? Tale quesito è aperto, solo il prossimo anno ci sarà la prima risposta. VOTO 8.5

Bahrain Victorious: la loro Vuelta è più che buona, ottengono una vittoria e un settimo posto in classifica generale con Omrzel, che arriva vicinissimo anche per la maglia bianca, mentre Buitrago vince la maglia degli scalatori. Per il colombiano una Vuelta agrodolce, da una parte il dolce dato dalla maglia a pois, dall’altro, più che l’aspro, c’è quasi l’amaro di essere arrivato due volte secondo e una volta terzo, andando sempre più vicino alla vittoria che però non è giunta. Per lo sloveno invece una Vuelta che gusta di futuro dolcissimo, oltre la vittoria arriva la conferma che ha anche notevoli doti di recupero, su di lui la squadra può costruire progetti molto interessanti, magari non vincerà mai il Tour de France, ma sicuramente si potrà togliere notevoli soddisfazioni. Ma non finisce qui: oltre a questi due protagonisti, la vera sorpresa è stata Pau Miquel, capace di arrivare secondo in volata dietro a Brennan nella seconda tappa e quarto nella ventesima, una delle più dure. Lo spagnolo, ventiseienne, ha corso sempre in squadre Professional e due anni fa aveva già ottenuto buoni piazzamenti proprio alla Vuelta, anche se erano passati quasi sottotraccia. Dopo una stagione difficile, è tornato nella corsa di casa a un livello più che buono. Probabilmente non sa ancora nemmeno lui che tipo di corridore sia: veloce, ma anche resistente in salita, sembra costruito per ottenere risultati alla Vuelta. Infine, merita una menzione d’onore Bilbao, che al suo ultimo grande giro ha corso al servizio dei compagni. Nell’ultima tappa, però, è stato lui il leader e ci ha provato fino alla fine, chiudendo la carriera con un sesto posto in una tappa della Vuelta. In generale, era difficile aspettarsi di più da una squadra arrivata alla Vuelta con un gruppo piuttosto giovane e poca esperienza, fatta eccezione per qualche nome. Tornano a casa con molte più conferme e certezze di prima. Se sono arrivati qui come un agglomerato appena formato, quasi un’emulsione, un miscuglio eterogeneo, tornano a casa come una soluzione. VOTO 8.5

Articolo scritto da Cristian Bortoli