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Top e Flop dopo la prima settimana del Giro d'Italia


Ecco le pagelle della prima settimana della Corsa Rosa!

Pagelle 19/05/2025
Top e Flop dopo la prima settimana del Giro d'Italia
馃搱Top:
 
馃嚛馃嚢Mads Pedersen – 10: Tre tappe in cinque giorni possono bastare per giustificare il voto. Solo McEwen ha fatto quasi meglio nel nuovo millennio, nel 2006, con tre tappe su sei (ma di queste sei tappe una era un prologo e l’altra una cronosquadra). Il danese, in questi nove giorni, non ha mostrato il "timore e tremore" caro al suo connazionale Kierkegaard; somiglia piuttosto a una sinfonia di Carl Nielsen: forse aspro, sottovalutato in vita, ma destinato a essere rivalutato. Non è il più stiloso né il più dotato di classe pura, ma ha una resilienza fuori dal comune.
 
馃嚥馃嚱Isaac del Toro – 9.5: Conclude la prima settimana in maglia rosa, giustificando il voto. L’unico enigma resta la strategia della UAE Team Emirates. Ma la prestazione individuale è da primo della classe. L’unico dubbio è: terrà questa condizione per altre due settimane? Intanto, però, c’è da festeggiare: è il primo corridore messicano a indossare la maglia rosa, l’Emiliano Zapata del ciclismo messicano.
 
馃嚞馃嚙Joshua Tarling – 7.5: Vince la cronometro, suo obiettivo primario. Manifestazione della nuova locomotiva britannica: ancora in fase embrionale, ma il futuro sembra radioso. Dal vapore alla benzina all’elettricità, metaforicamente applicati al ciclismo.
 
馃嚦馃嚤Casper van Uden – 7.5: Non era tra i favoriti, ma trionfa nella prima volata. Un outsider che ha colpito subito: la sua volata è stata una notte stellata in un cielo scuro. Il punto di partenza di una carriera che potrebbe rivelarsi brillante.
 
馃嚚馃嚧Egan Bernal – 7: Forse l’errore è stato mio a sottovalutarlo. Nelle due tappe adatte a lui, ci prova con tutte le energie ed è lì, vicino al secondo posto in classifica generale. Il ciclismo si merita Egan, Bernal si merita questo: è una storia di tenacia e riscatto. Come insegnava il suo connazionale Gabriel García Márquez, c’è sempre il tempo per ricominciare. O, per citare letteralmente una sua frase: “La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.” Egan Bernal, sicuramente, a fine carriera avrà lasciato grandissimi ricordi in tutti noi, più che le singole vittorie.
Menzioni d’onore: Pellizzari, Groves, Tiberi, Zambanini, Carapaz, Ciccone, Ayuso, Plapp, Ulissi, Fortunato, M. Vacek
 
馃搲Flop:
 
馃嚦馃嚤Olav Kooij – 5: Sulla carta il velocista più forte, ma ha deluso. Il voto è la media tra un secondo posto e una volata sbagliata a Napoli. Ha un talento evidente che può fiorire come un campo di girasoli dipinto, ma allo stesso tempo potrebbe finire per essere rappresentato in modo cupo e malinconico: facce ambivalenti che possono rappresentare anche una medesima persona, vedasi Van Gogh.
 
馃嚚馃嚘Derek Gee – 5: Il suo Giro può essere associato a una nuvola di risultati discreti, ma non all’altezza del suo motore. Da pochi anni gareggia ad alti livelli, sbucato all’improvviso come una cascata vorticosa tipica del Canada. Un talento emergente che rischia di diventare come l’insediamento vichingo di L’Anse aux Meadows: una rovina affascinante.
 
馃嚘馃嚭Chris Harper – 4: Il suo voto è una media tra una prestazione non sufficiente e dichiarazioni, alla vigilia, da leader per la classifica generale. È ancora in tempo per trasformare un brutto Giro in un bel Giro. Il tempo non manca: alla fine, gli australiani hanno impiegato 60 anni per passare da un parlamento provvisorio a uno definitivo. La speranza c’è.
 
馃嚠馃嚜Sam Bennett – 5: "Vecchio" velocista in chiusura di carriera. Un sesto e un undicesimo posto: troppo poco. Anche la Decathlon delude. L’anno scorso erano stati sempre sugli scudi, quest’anno invece devono cercare di salvare una corsa rosa partita male. Dall’aurora all’abisso il passo sembra lunghissimo, ma a volte può essere breve: bisogna ricordarlo.
 
馃嚚馃嚧Daniel Felipe Martínez – 5: Non è il leader, forse si sta allenando. Per ora è quasi un peso per la squadra: Roglic rimane sempre e solo con Pellizzari. Ma, come una zavorra può diventare fondamentale, così lui può riscattarsi. Una ferita che può rivelarsi feritoia.
Menzioni disonorevoli: Gaudu, Thymen Arensman
 
馃枈锔廟imandati:
 
馃嚫馃嚠Primo啪 Roglic – 6: Migliore dei big nella cronometro, nell’unico vero arrivo in salita si fa staccare, seppur di poco, da Ayuso. Infine, nella tappa degli sterrati ha avuto sfortuna che rende il giudizio difficile. Quindi, rimandato: già da martedì si dovrà fare valere e, grazie al fatto che i suoi piani siano stati ribaltati, ci sarà un Giro ancor più aperto e probabilmente più divertente. Da una serie di sfortune ci si può riscattare, come ha mostrato il suo connazionale Domen Prevc, fautore pochi mesi fa del record mondiale nel volo con gli sci: questo è l’augurio che si può fare.
 
馃嚞馃嚙Tom Pidcock – 5.5: Un podio parziale non basta. La sfortuna (foratura sugli sterrati) influisce sul giudizio, che poteva essere più tranchant. Non calcolatore alla Mill, rappresenta però il romanticismo britannico. Basta che non ecceda come Thomas Chatterton e rimanga bello, ma senza eccessi, alla William Wordsworth.
 
馃嚙馃嚜Wout Van Aert – S.V.: Finisce qui perché merita un commento: non è né un top né un flop, è la sintesi della vita comune, ordinaria e allo stesso tempo straordinaria. Aspetti multipli si compendiano nel belga. Inizia con un secondo posto e poi prestazioni modeste per un corridore di cotanta classe, ma alla fine, come in uno schema d’intreccio di qualsiasi fiaba, finisce con un lieto fine: una vittoria che riscatta tutte le ombre e, per un istante, nasconde tutto il resto. Van Aert è il quadro della vita: da una parte il nero, dall’altra il bianco, a volte si intrecciano. Può essere rappresentato tramite un dipinto del pittore cinese Shitao, intitolato postumo: Il tempio del drago della montagna dorata.
 
馃嚝馃嚪Romain Bardet – 5.5: Lo scalatore è uno dei pochi corridori rimasti di quella generazione che sembrava dover frantumare il mondo: la famosa classe 1990. Forse una classe che rappresenta la realizzazione incompiuta, ma che allo stesso tempo lascia forti emozioni. Il francese è la manifestazione più limpida di chi lotta contro il tempo, di chi lotta anche contro la sfortuna, sperando nella ruota che gira, descritta da Boezio come forse nessun altro in De Consolatione Philosophiae. Bardet lotta, va contro il destino: dopo la caduta, il giorno dopo va subito in fuga. Sicuramente lascerà un segno in questa sua ultima corsa rosa.
 
馃嚙馃嚜Soudal Quick-Step – 5.5: Emblema della nostalgia, per dirla alla tedesca della Heimweh, il dolore, la mancanza della patria, della casa: questa immagine forse rappresenta meglio di tutte le altre l’ex corazzata belga. Anni orsono la squadra era incentrata sulle tappe: più di 33 vittorie in 21 partecipazioni. Ma ora sta cercando di cambiare la propria natura. Tuttavia, passare da una prima a una seconda natura è sempre più difficile: forse, come dice Nietzsche, la “seconda natura è molto più debole, molto più irrequieta e in ogni rispetto più malsana della prima”. Non è un flop, ma un rimandato anche al prossimo futuro, perché già dal primo giorno perdono il loro leader Landa in una caduta emblematica anche per quanto riguarda il corridore spagnolo. Ora devono tornare alla loro vecchia natura: le tappe. Le possibilità ci sono per la redenzione.
 
馃摳 LaPresse
 
Cristian Bortoli