Entra in pista con i tuoi campioni!

Pro Cicling Fanta il nostro fantaciclismo

Regolamento

Gioca su tutte le corse!

Disponibili corse a tappe e corse singole!

Info

Se ami il ciclismo...

cosa stai aspettando?
Unisciti a noi!

Registrati

PAGELLONE SQUADRE TOUR DE FRANCE- PRIMA PARTE

Tour de France 27/07/2026
PAGELLONE SQUADRE TOUR DE FRANCE- PRIMA PARTE

 

Le squadre sono state suddivise in quattro macrogruppi in base alla prestazione offerta in questo Tour de France, sempre commisurata al livello e alle aspettative della vigilia. In quest’articolo vengono giudicate soltanto le squadre ritenute super top.

 

πŸ“ˆ Super Top:

 

UAE Team Emirates – XRG 10: nonostante alcune imperfezioni, qualche problema di salute e di condizione, il loro Tour rasenta la perfezione, e per fortuna che le componenti alla base non sono solide come negli anni precedenti. Possono permettersi il lusso di utilizzare Del Toro come leader e, forse per appena due chilometri in tutto il Tour, come gregario. Alla fine portano a casa la classifica generale, il terzo posto, la maglia bianca e sei vittorie di tappa. Ancora più significativo, a livello statistico, è questo dato: dal 2001 al 2019 avevano una media di una vittoria ogni due Tour disputati; dal 2020 al 2026 hanno ottenuto almeno quattro vittorie in ogni Tour. Una media fuori da ogni concepimento logico e statistico e, per fortuna, non hanno voluto ottenere di più, fermandosi al limite di sei successi, che rappresenta il record del nuovo millennio: nessuna squadra ha mai superato questa soglia, quasi fosse un limite invalicabile, come se andare oltre fosse un atto di hybris. È difficile immaginare un modo per battere loro e il capitano Pogačar; al momento si può sperare soltanto in fattori casuali che coinvolgano lo sloveno, ma anche in quel caso c’è Del Toro pronto a raccoglierne l’eredità. All’orizzonte, però, sembrano intravedersi alcune crepe, sebbene ancora difficili da scorgere, poiché alcune scelte sembrano essere state sbagliate e, forse, tra qualche anno potrebbe aprirsi uno spiraglio per un cambiamento.

 

Soudal Quick-Step 8,5: sono protagonisti grazie alle tre vittorie di tappa di Merlier; per il resto ci provano con le fughe e con la conquista della maglia a pois, che sfuma nella penultima tappa. Valentin Paret-Peintre ha mostrato un ottimo spunto sui GPM, ma minori capacità tattiche e di fondo, che in questo caso sono mancate per conquistare la maglia di miglior scalatore. Van Wilder, che puntava a una discreta classifica generale, ha invece mostrato di non essere ancora pronto, o forse di non avere quelle caratteristiche, ed è stato costretto anche al ritiro nella penultima tappa a causa di una caduta, quando occupava il dodicesimo posto in classifica generale. In ogni caso, per la Soudal c’è il quattordicesimo Tour consecutivo con almeno una vittoria, una striscia iniziata nel lontano 2013, che ormai appartiene a un’altra epoca ciclistica. Nel frattempo, hanno cercato anche di cambiare la propria identità, ma l’operazione non è riuscita e sono quindi tornati alle loro sembianze naturali. Hanno tentato il viaggio, ma poi la nostalgia di casa è stata troppo forte e, invece di esplorare e andare oltre le Colonne d’Ercole, hanno deciso, forse saggiamente, di ritornare alla propria Itaca.

 

EF Education – EasyPost 8,5: vincono due tappe e la maglia a pois con Carapaz, mostrando anche una notevole unità d’intenti. La squadra sapeva cosa fare in ogni circostanza, anche quando ha commesso qualche errore, è sempre riuscita a rimediare lavorando collettivamente. Emblematica è la diciottesima tappa, nella quale non erano riusciti a entrare nella fuga, ma hanno rimediato immediatamente, arrivando poi alla vittoria dello stesso Carapaz. Tutto questo nonostante la condizione non ottimale di Healy: con l’irlandese al massimo della forma avrebbero potuto sognare anche una terza vittoria di tappa, traguardo raggiunto e superato una sola volta, nel lontano 2011, quando il team si chiamava Garmin e riuscì a conquistare quattro successi. Da allora non erano mai arrivati nemmeno a due vittorie in una singola edizione del Tour, ed è anche per questo che il voto è così alto. Raramente deludono, ma raramente sorprendono oltre misura: spesso sono tra i migliori, ma quasi mai tra i super top. In questo Tour, invece, entrano pienamente in quest’ultima categoria. Hanno un budget inferiore rispetto a molte altre squadre, ma, per un motivo o per l’altro, riescono a gestirlo meglio, e i risultati si vedono. Per queste ragioni possono rappresentare un esempio per molti altri team: il modello da seguire non può essere quello della squadra emiratina, praticamente irraggiungibile, bensì il loro, che in questo caso costituisce il paradigma di ciò che si può fare per ottenere grandi risultati con risorse più limitate.

 

Alpecin-Deceuninck 8,5: nonostante nei primi giorni non sembrino particolarmente brillanti, con il passare delle tappe si trasformano e ritornano quel team capace di vincere, in media, quasi tre tappe per ogni edizione del Tour de France. Una media migliore della loro, dal 2000 a oggi, è posseduta soltanto dalla Team Telekom, poi divenuta T-Mobile e infine HTC. La loro squadra è costruita attorno a un duo: Philipsen e Van der Poel, protagonisti dall’inizio alla fine della stagione. Se i due brillano, tutta la squadra ottiene risultati. Quella tra loro è una sinergia quasi perfetta: si compenetrano fino a formare un’unione simbiotica, quando questo legame funziona i risultati arrivano di conseguenza. Una diarchia con uno nel ruolo di Augusto e l'altro in quello di Cesare: il primo al vertice, il secondo pronto a sostenerlo e, se necessario, a prenderne il posto. Nella loro storia al Tour non sono mai tornati a casa con una sola vittoria, ma sempre con almeno due, simbolo del fatto che, per loro, a vincere devono essere quasi sempre entrambi.

 

Decathlon CMA CGM Team 8: sebbene abbiano vinto una sola tappa, meritano un voto alto per il modo in cui hanno interpretato la corsa, portando il giovanissimo Seixas a chiudere il suo primo grande giro al quarto posto. Hanno ancora poca esperienza come squadra costruita per la classifica generale e questo si nota: sono inesperti, ed è comprensibile, poiché non avevano responsabilità di questo livello dai tempi di Bardet, in un ciclismo completamente diverso. In ogni caso, al momento viaggiano su due binari: da una parte il settore delle volate con Kooij, dall’altra il progetto legato al leader della classifica generale. Finché Seixas è così giovane, forse è anche meglio così, perché gli vengono tolte parte delle aspettative e della pressione. In futuro, però, probabilmente dovranno scegliere una direzione. Se il progetto Seixas verrà mantenuto, sarà interessante vedere come costruiranno il castello attorno al loro re: lì si giocherà tutto. Le possibilità sono molteplici, da un castello solido e stabile a una reggia come Versailles, fino, nel peggiore dei casi, a un castello destinato a crollare immediatamente.

 

Lidl–Trek 7,5: una vittoria di tappa, la maglia verde, il sesto e il settimo posto in classifica generale: questi sono i risultati. Ma, visti gli sforzi e le aspettative, forse si poteva sperare in qualcosa di più? È questa la domanda che abbassa leggermente il loro voto. Per quanto riguarda la loro storia al Tour, il record di vittorie era di due successi in una singola edizione, raggiunto soltanto l’anno scorso; per il resto, quando andava bene, portavano a casa una vittoria di tappa. Per comprendere meglio la loro crescita basta un dato: la loro media storica era di 0,68 vittorie per Tour, ossia che quasi una volta ogni tre edizioni rimanevano addirittura a secco. Ma questa ormai è storia passata. Da due anni è arrivato un importante sponsor, sono stati fatti investimenti significativi, si è puntato su Ayuso e al via si presentava una squadra di altissimo livello, con corridori forti su qualunque terreno. È sembrato, però, che convivessero tre anime differenti all’interno del team: quella di Pedersen, quella di Ayuso e quella di Skjelmose. Questi ultimi hanno corso spesso vicini, ma raramente davvero insieme; hanno semplicemente convissuto, senza costruire un autentico legame tattico. Se Ayuso è rimasto sotto le aspettative, almeno per quanto riguarda il risultato finale, perché sul piano mentale i miglioramenti si sono comunque visti, il danese è stato invece una vera sorpresa: al Tour non aveva mai nemmeno avvicinato una top 20, quindi ci si poteva attendere una lotta per la top 10, non certo che chiudesse davanti allo spagnolo. In ogni caso, alla squadra manca ancora coesione dopo i nuovi arrivi e la nuova costruzione del progetto: è ancora un agglomerato più che un organismo, e questo si vede soprattutto nel rapporto tra gli sforzi profusi e i risultati ottenuti. Bisogna però riconoscere che non sono mai stati anonimi, poiché sono sempre stati nel vivo della corsa, sempre alla ricerca di qualcosa. Sembrava avessero energie infinite, ma prima o poi anche quelle finivano, e forse è proprio per questo che si sono fermati a una sola vittoria di tappa.

Articolo scritto da Cristian Bortoli