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PAGELLONE SQUADRE TOUR DE FRANCE- SECONDA PARTE

Tour de France 27/07/2026
PAGELLONE SQUADRE TOUR DE FRANCE- SECONDA PARTE

 

In questo articolo vengono analizzate le squadre che possono considerare la loro avventura al Tour de France complessivamente positiva. Non hanno raggiunto l’eccellenza delle formazioni inserite nella categoria precedente, ma hanno comunque ottenuto risultati in linea con le aspettative o superiori alle proprie possibilità.

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Team Jayco AlUla 7: il loro Tour è stato focalizzato soprattutto sulle ottime prestazioni di Mauro Schmid. Se si escludono la sua vittoria e i suoi due secondi posti, il resto della squadra, preso di per sé, sarebbe insufficiente, specialmente O’Connor. Plapp, Ackermann e Matthews, nonostante il primo sia stato sottotono e gli altri due ormai sul viale del tramonto, almeno hanno ottenuto qualche piazzamento nei primi dieci, seppur poco significativo. Sembra che stia descrivendo una squadra insufficiente, ma, come anticipato, lo svizzero riesce a trasformare la spedizione in qualcosa di più che positivo, considerando anche come la vittoria sia arrivata grazie a una tappa corsa alla perfezione dall’intero team. Il voto è influenzato proprio da quella giornata in cui tutto è andato al posto giusto e nulla è stato sbagliato. Quanto è strano il ciclismo: su ventuno giorni di corsa basta una sola giornata perfetta, nella quale tutto funziona e non si verifica alcun imprevisto, per far passare in secondo piano venti giorni negativi. Questo rimane anche uno dei grandi rischi di questo sport. Alla fine, la squadra avrebbe potuto tranquillamente concludere il Tour senza vittorie e, senza uno Schmid in stato di grazia, sarebbe stata un’edizione veramente insufficiente. Il progetto, infatti, sembra essersi arenato: questo voto discreto valuta soltanto il Tour 2026, perché, per il resto, non sembra esserci una vera idea per il futuro, ma piuttosto una navigazione a vista, senza sapere quale rotta seguire.

Red Bull – BORA – Hansgrohe 7: vincono sì due tappe e conquistano anche il secondo posto in classifica generale, ma tutto questo quasi esclusivamente grazie a Evenepoel. A deludere, per molti giorni, è stato invece l’insieme della squadra. Non entrano tra le migliori formazioni in rapporto alle aspettative soprattutto per la mancanza di coesione: non sono stati un organismo, ma un agglomerato privo di un autentico principio di unità. Ne è manifestazione la prima settimana, nella quale Lipowitz ed Evenepoel hanno spesso corso per conto loro, ritrovandosi anche isolati. Anche la ventesima tappa, che a posteriori si poteva vincere, è il simbolo evidente di qualcosa che ancora manca. Il ritiro di Lipowitz toglie probabilmente alla squadra anche il quarto posto nella classifica generale. Le qualità ci sono, ciò che manca è un'organizzazione capace di valorizzarle pienamente. Siamo però ancora nella fase embrionale di un progetto nato per dare fastidio alla squadra di Pogaฤar, un progetto che forse raggiungerà la piena maturità tra tre anni. Al momento è una macchina ancora imperfetta, nella quale il problema principale non è il motore, ma ciò che collega il motore al resto del sistema.

Uno-X Mobility 7: per una squadra che cresce anno dopo anno, l’aspetto più difficile non è vincere per la prima volta, ma confermarsi. Loro ci riescono e, già solo per questo, il loro Tour è positivo. La vittoria è arrivata grazie al gigante Wærenskjold, capace anche di conquistare un secondo posto in un’altra tappa. Oltre al successo, Træen indossa la maglia gialla per due giorni, un simbolo di grandissimo prestigio, prima di essere costretto al ritiro. In ogni caso, due giorni in maglia gialla rappresentano un risultato importante: nella storia del Tour soltanto 215 corridori sono riusciti a indossare la maglia gialla per almeno due giorni e, tra i norvegesi, prima di lui c’era riuscito soltanto Hushovd, mentre Kristoff si era fermato a un solo giorno. I rimpianti, però, non mancano, non soltanto per il modo in cui si è concluso il Tour di Træen, ma anche per le prestazioni sottotono di Abrahamsen, mai realmente in lotta per qualcosa di importante, e del loro capitano Tobias Halland Johannessen, che l’anno scorso aveva chiuso sesto in classifica generale, mentre quest’anno ha raccolto soltanto qualche buon piazzamento attraverso le fughe. Se alcuni risultati sono stati inferiori alle aspettative, bisogna però riconoscere che, per una squadra giovane, vincere una tappa e indossare la maglia gialla rende il resto molto più secondario. Soprattutto, hanno un’idea e un progetto ben definiti: tutto è delineato e si comprende perfettamente dove vogliono arrivare. Questo è fondamentale. Loro navigano con un cannocchiale, poiché riescono a vedere sia gli obiettivi vicini sia quelli più lontani.

Team Visma | Lease a Bike 6,5: il voto è il risultato di un equilibrio tra le aspettative elevate e una realtà che porta con sé diverse attenuanti. Il loro Tour inizia alla perfezione: se ci si fermasse alla cronosquadre di Barcellona, il voto non potrebbe che essere 10. Da quel momento, però, tappa dopo tappa, il giudizio cala progressivamente, fino alla ventesima, nella quale Kuss stava per conquistare la vittoria prima di cadere due volte. Proprio quelle due cadute possono essere assunte a simbolo, insieme alla prima vittoria del loro Tour de France. Il ritiro di Vingegaard è invece soltanto l’esito di una corsa francese che era diventata una ripida ascesa, difficile da scalare anche per loro. Il dubbio è se questo Tour sia stato soltanto un passaggio casuale o l’inizio di una lenta discesa. Da quel vertice che condividevano con la UAE, è arrivato il momento della fine del loro ruolo di Cesare di fronte a un Augusto rappresentato dalla squadra emiratina? La vera domanda è se quel posto di secondo verrà usurpato anche in futuro dalla Red Bull oppure se riusciranno a riconquistare quell’ambita posizione.

Bahrain Victorious 6,5: è vero che sono rimasti senza vittorie, è altrettanto vero che Tiberi ha deluso, ma un quinto posto finale in classifica generale nessuno avrebbe potuto aspettarselo. È il risultato di Lenny Martinez, conquistato anche in modo caotico, scegliendo sempre la tappa giusta per andare in fuga. Il francese ha anche qualche rimpianto nella tappa dell’Alpe d’Huez, poiché, con una condotta tattica leggermente diversa e magari con un maggiore aiuto da parte di Tiberi, la vittoria non è sembrata così lontana: arriva infatti secondo, a pochi secondi dal non umano Pogaฤar. Le note dolenti sono sicuramente Bauhaus, che ormai sembra davvero opacizzato e non più capace nemmeno di ottenere piazzamenti in volata, e, come anticipato, Tiberi, sul quale però avevo già basse aspettative, forse persino superiori a quanto poi mostrato. È preoccupante anche un altro dato: in dieci partecipazioni al Tour hanno conquistato otto vittorie. Sembra un buon bottino, ma tali successi sono concentrati in appena tre edizioni; questo significa che, quando tutto funziona, riescono a vincere più volte, ma quando qualcosa si inceppa non riescono mai a trovare il successo. Non vincono da tre anni: forse è arrivato il momento di ripensare almeno in parte al progetto. Le risorse economiche non dovrebbero mancare; forse è il momento di fare scelte coraggiose, cambiando qualcosa e magari ricostruendo la squadra attorno a Martinez, che da questo Tour esce decisamente rafforzato. Al momento il team sembra costruito sulle occasioni, mentre la scelta di Tiberi come leader non sta dando i frutti sperati. Anche in questo caso bisognerà probabilmente prendere una decisione e cambiare programma. In tutto ciò c'è anche una scelta più profonda: quella tra sopravvivere ed esistere. Si può sopravvivere comodamente, raccogliendo ogni tanto qualche piazzamento e restando nel gruppo delle squadre sufficienti; oppure si può scegliere di esistere davvero, rischiando di più, prendendo decisioni forti e costruendo un progetto capace di lasciare un segno. Ogni esistenza autentica comporta un rischio, mentre la semplice sopravvivenza garantisce soltanto la sussistenza.

XDS Astana Team 6,5: alla partenza, guardando il roster, era difficile immaginare la squadra protagonista, o anche solo vicina a una vittoria di tappa. E invece la sfiora in ben due occasioni: con Kanter e con Tejada. Il velocista tedesco si presenta nella miglior condizione della sua carriera ed è aiutato anche da un ottimo treno, che sotto molti aspetti è sembrato il più coeso e organizzato del Tour. I suoi cinque piazzamenti nei primi dieci testimoniano inoltre una notevole continuità. Il colombiano, invece, viene battuto da Schmid per pochi centimetri, ed è difficile trovare elementi di critica, perché ha fatto tutto ciò che doveva fare, ma semplicemente non è bastato. Se la vittoria non è arrivata, almeno le aspettative sono state superate. Al momento la squadra si trova in una fase di transizione tra il recente passato, poco fruttuoso, e un progetto completamente rinnovato. È una fase intermedia che può essere rischiosa, ma, almeno dal punto di vista tattico e dei risultati, non hanno sfigurato. I fasti delle vittorie nelle classifiche generali, prima con Contador e poi con Nibali, sembrano ormai molto lontani, poiché la squadra ha scelto una direzione meno costosa e, forse, più sostenibile nel lungo periodo. Bisogna però seguirla con convinzione, scegliendo i corridori giusti e magari investendo su qualche giovane, che al momento all’orizzonte della squadra ancora non si vede. È questo l’aspetto che convince meno. L'Astana è ormai la nave di Teseo, poiché negli anni ha cambiato quasi ogni pezzo, dai corridori ai dirigenti fino alla filosofia sportiva. Rimane lo stesso nome, ma è ancora la stessa squadra? Tuttavia, se il materiale a disposizione continua a essere valorizzato così bene, c’è ben poco da rimproverare. In rapporto alle potenzialità del roster, hanno probabilmente ottenuto il massimo.

Articolo scritto da Cristian Bortoli