«Michael, la situazione è difficile. La tua anca è a rischio necrosi, il che comporterebbe la sua sostituzione con una protesi. Non posso dirti ora se questo avverrà, una risposta ce la potrà dare solamente il tempo. Ma ne occorrerà tanto…». Queste furono le parole dette dal medico che visitò Michael Valgren dopo la caduta occorsa al corridore danese durante l'ultima tappa della "Route de Occitanie" nel giugno del 2022.
I primi soccorritori lo raccolsero a bordo strada come una bambola senza spina dorsale e il verdetto fu impietoso: frattura del bacino, lussazione all’anca, un ginocchio a pezzi con tutti i legamenti rotti e rottura del menisco: un incidente che avrebbe potuto stroncare definitivamente una bella carriera, fatta di vittorie prestigiose (l'Amstel Gold Race del 2018 su tutte) e di bei piazzamenti come il terzo posto al Mondiale di Leuven nel 2021.
Vennero le lunghe sedute di fisioterapia, prima più blande per non sforzare troppo, poi più intense, fino ad arrivare all'emozione della risalita in bicicletta, della prima pedalata paragonabile forse a quella del bimbo che per la prima volta abbandona le "ruotine", della prima uscita in allenamento dopo tanti mesi dalla drammatica caduta.
Fino al ritorno all'attività nel 2023.
Fino alla vittoria di oggi nella sesta tappa della Tirreno-Adriatico: prima in fuga con un gruppetto, poi in compagnia di Alaphilippe, poi totalmente solo. Un gruppo di piranhas dietro ad inseguire con la bocca spalancata per divorarlo, ma lui che resiste. E alza le braccia per festeggiare il suo ritorno alla vittoria. Il suo ritorno alla vita!
Se potessi parlarti ti direi che oggi ci hai insegnato qualcosa di incredibilmente potente: che non bisogna arrendersi. Mai. A quello che ci dicono gli altri, ma soprattutto a quella parte di noi che da dentro ci vuole per forza convincere che a fare "quella cosa" non ci riusciremo mai.
Grazie infinite per tutto questo, caro Michael! 🇩🇰❤️
✒️Panereau
📷Getty images
