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PAGELLONE SQUADRE GIRO D’ITALIA - TERZA PARTE

Giro d’Italia 03/06/2026
PAGELLONE SQUADRE GIRO D’ITALIA - TERZA PARTE

 

In questo articolo si vedranno le squadre che possono essere considerate in una situazione intermedia, che ho denominato limbo, tra il paradiso e l’inferno. Una posizione in bilico, per alcune più vicina al paradiso, per altre più prossima all’abisso.

Lotto Intermarché: è anche difficile valutare una squadra che fin dalla vigilia era più avvicinabile a un’infermeria di malati che a un gruppo di ciclisti in forma e pronti a competere. A causa della Lotto Famenne Ardenne Classic perdono corridori già prima del via e De Lie, il loro corridore più forte, parte in condizioni pietose. Nonostante queste premesse, con i pochi corridori rimasti in condizione ottengono discreti risultati: basti pensare al secondo posto di Toon Aerts o ad alcuni piazzamenti del giovane Gualdi. Da menzionare anche Van Eetvelt, il quale in Bulgaria riesce persino a seguire Vingegaard sulla breve salita presente, ma che poi, arrivato in Italia, è costretto al ritiro a seguito di una caduta mentre era in fuga. Il loro Giro, dopo tre anni di assenza, lascia intravedere spazi di sole nel grigiore. È un sole tiepido che può ancora uscire. Un progetto, dopo la fusione, sembra esserci, seppure si muovano ancora in parte sulla base dell’improvvisazione. È ancora una nobile decaduta, ma ci sono margini per tornare a occupare una posizione più che discreta nella gerarchia. Difficilmente potranno tornare a essere marchesi, ma magari potranno lottare con i vari piccoli borghesi per conquistarsi un posto al sole. VOTO: la prossima volta meglio evitare lo sterco di mucca. 

Bardiani CSF 7 Saber: partono con zero pretese, visto il roster, e bisogna quindi considerare questo aspetto nel giudizio. Per gran parte della corsa sembra quasi che corrano per il Red Bull KM: quando c’è la possibilità, quel traguardo è sempre loro o comunque riescono a piazzarsi. Inoltre vincono la classifica dei traguardi volanti con Tarozzi. Sono bravi a centrare la fuga di Milano con Marcellusi, che chiude terzo quella tappa, ottenendo al tempo stesso il massimo e il minimo e quindi, in definitiva, il giusto: il massimo perché la fuga non aveva molte possibilità di arrivare; il minimo perché erano in tre a giocarsi la vittoria dopo che Bais si era sacrificato per il compagno. Nella stessa tappa, in una situazione ancora oggi discutibile, viene squalificato Zanoncello, decisione che continua a lasciare dubbi a più di una settimana di distanza. Difficile aggiungere altro. Corrono per mostrarsi ed è questo che si può fare con i corridori che hanno. L’astinenza dalla vittoria ormai si fa sentire, poiché non vincono una tappa al Giro da più di dieci anni, dopo che per decenni erano stati quasi sempre protagonisti. Forse la loro idea è superata? Bisogna probabilmente lavorare sulle fondamenta prima che sui singoli aspetti. È arrivato il momento di un cambiamento? Sono domande lasciate aperte e libere alla discussione, sapendo che probabilmente la risposta principale è la mancanza di fondi, che si riflette inevitabilmente anche sulla preparazione. VOTO: passato glorioso, presente malinconico. 

Lidl – Trek: le aspettative annunciate alla vigilia erano di tre tappe, maglia ciclamino, tentativo per la maglia blu e una top five in classifica generale con Gee. Alla fine ottengono una vittoria, la maglia blu, un giorno in rosa e la top five. Di conseguenza si può dire che abbiano raggiunto la sufficienza. Il problema è il modo in cui tutto questo è arrivato, perché fermandosi ai risultati si potrebbe parlare persino di un Giro discreto, da 7 o comunque da quelle parti. Peccato che tutto sia apparso così caotico da rendere difficile persino scegliere da dove iniziare. Le situazioni specifiche sono già state analizzate in varie occasioni, quindi è meglio concentrarsi sul concetto generale, sulle fondamenta. Si è scelto di venire al Giro con corridori forti ma quasi slegati tra loro, con due uomini a fare da collante, Sobrero e Ghebreigzabhier. Da una parte il settore volate capitanato da Milan, con il treno composto da Teutenberg, Walscheid e Consonni; dall’altra Ciccone e Gee per la montagna. Il treno si è rivelato tra i più deboli in circolazione, con il giovane Teutenberg quasi sprecato nel ruolo assegnatogli e Consonni che sembra sempre più in difficoltà nel ruolo di ultimo uomo, anche per via della differenza di statura con Milan. Soprattutto, alcune carenze che erano già evidenti anni fa, oggi sembrano persino peggiorate. L’unica nota positiva è stata Walscheid, che in più occasioni ha cercato di salvare la situazione. Probabilmente è giunto il momento di ripensare il treno di Milan, che quando viene lanciato alla perfezione ha probabilmente una probabilità di vittoria vicina all’80%, viste le sue caratteristiche. Sul fronte classifica generale, Gee, dopo due settimane anonime passate a rincorrere, nella terza mostra tutto il proprio fondo. Lui non cala, ma cresce con il passare dei giorni e difficilmente esplode. È il prototipo della macchina ideale di Carnot: il massimo rendimento possibile rispetto alle proprie capacità. Forse rimane persino il rimpianto del podio. Ciccone invece non è mai anonimo. È nato per creare il caos, il dionisiaco per eccellenza, si potrebbe definire. Talvolta però si dimentica dell’ordine e la sua efficienza ne risente. Si può dire che Gee e Ciccone siano letteralmente agli antipodi. In ogni caso l’abruzzese, in un Giro così caotico e concluso senza vittorie, porta a casa la maglia blu già conquistata in passato e soprattutto la giornata in maglia rosa, un sogno realizzato. Peccato che, per la struttura stessa del team, sia stato costretto a perderla immediatamente. Mi sono dilungato molto perché in questo caso i mezzi sono notevoli e meritano un’analisi approfondita. Sembra infatti che sia mancato un nesso tra le varie componenti, perché non sono stati un organismo unitario, non esisteva un fine intrinseco comune, ma una serie di obiettivi separati e mai realmente comunicanti tra loro. VOTO: dualismo non risolto. 

Pinarello Q36.5 Pro Cycling Team: la squadra al via era tra le più anziane del gruppo, con Harper ma soprattutto con De la Cruz. Subito dopo la prima tappa perdono il loro uomo più veloce Moschetti e con questa perdita svaniscono anche le, seppur flebili, speranze di ottenere risultati di rilievo nelle tappe adatte ai velocisti. Harper non ha reali possibilità nelle tappe più adatte a lui e si limita a buoni piazzamenti. Alla fine arrivano tre top five: Harper, Bax e Donovan. L’esperto De la Cruz, grazie anche ad alcune fughe, riesce a conquistare una top 15 finale. Sono risultati modesti, ma non si può parlare di insufficienza viste anche le aspettative. Al momento non si è ancora compreso pienamente quale sia il loro progetto, e forse questa è la grande pecca, perché la squadra appare come un’accozzaglia di corridori discreti ma privi di un vero nesso tra loro, probabilmente anche a causa della giovane età del team. Bisogna forse partire dal progetto prima che dai corridori. Loro, alla fine, hanno fatto ciò che potevano. VOTO: grigio come la maglia che indossano. 

Red Bull - BORA – hansgrohe: alla vigilia erano la nemesi della Visma, pensati per poter rivaleggiare con la squadra olandese, ma questo ruolo concretamente non si è mai realizzato. Ci sono stati momenti in cui hanno provato a fare qualcosa, ma sono stati o di breve durata, come sul Blockhaus, o addirittura catastrofici, come sulla salita di Carì, dove il loro ritmo ha eliminato da ogni contesa Pellizzari. Sarebbe comunque cambiato poco, vista la giornata nera del giovane scalatore italiano. Alla fine, tornano a casa senza vittorie ma con il podio finale di Hindley, che si conferma specialista della classifica generale del Giro d’Italia. È questo risultato a salvare il loro Giro, ma viste le aspettative della vigilia il loro bilancio può essere soltanto sufficiente. Giulio Pellizzari, partito con aspettative corrette rispetto a quanto aveva lasciato intravedere, soffre tra pressione e malanni. Come già detto, però, anche questa è esperienza. Bisogna mettere tutto nella giusta prospettiva e non affrettare mai i giudizi, cercando il necessario equilibrio tra esaltazione e delusione. Oltre ai due capitani, l’unico altro corridore capace di centrare top 10 di tappa è stato Vlasov, che ormai ha abbandonato ogni ambizione di classifica generale e ha deciso di concentrarsi sulle tappe. Ad Andalo va relativamente vicino alla vittoria; forse ha trovato la sua collocazione ideale. In ogni caso, per un team dalle grandi ambizioni, manca ancora qualcosa. Si intravedono alcuni difetti di costruzione, ma le risorse per migliorare non mancano e la base è sempre stata piuttosto solida. Da queste fondamenta si può costruire il futuro, ma saranno necessarie scelte che potrebbero rivelarsi decisive. VOTO: tra il futuro radioso e il presente ancora imperfetto. 

NSN Cycling Team: la squadra è piuttosto sperimentale e ci sono stati molti cambiamenti che vanno considerati in questa analisi. Dopo un anno molto difficile stanno cercando di ricostruire un futuro diverso e, possibilmente, più positivo sotto ogni aspetto. Partendo da queste premesse le aspettative non potevano essere elevate e, più o meno, sono state rispettate. Un Giro sufficiente, con un podio di tappa di Vernon, tre top five ottenute da Vernon, Pinarello e Strong e altre quattro top 10, una delle quali conquistata da Hirt. L’esperto corridore ceco ha provato anche a entrare nella top 10 della classifica generale, chiudendo però dodicesimo. Il team, da una prospettiva, appare acerbo; dall’altra, fin troppo maturo. Un contrasto particolare che difficilmente sembra poter portare grandi gioie, ma piuttosto una discreta sussistenza, nella quale si fa il proprio dovere e si prosegue lungo il cammino rispettando i canoni, con poche possibilità di emozioni sia positive sia negative. Un cardiogramma piatto. Merita una menzione conclusiva il giovane Pinarello, che è riuscito a conquistare un quinto posto e che può considerarlo un buon punto di partenza dopo una convincente prima parte di stagione. Sicuramente sembra migliorato rispetto agli anni precedenti e, se la crescita continuerà con questa progressione, potrà diventare un buon corridore. VOTO: il mero dovere.

Articolo scritto da Cristian Bortoli