In quest’ultimo articolo si vedranno le squadre che possono essere considerate le delusioni, per svariati motivi, del Giro 2026.
📉 Flop
Alpecin-Premier Tech: le loro ambizioni di un ottimo Giro finiscono prima ancora della conclusione della tappa inaugurale con la caduta del loro uomo più forte, Groves. Da lì arrancano: non avevano pronto nessun piano B di livello e per tutta la corsa rosa rincorrono qualcosa, che alla fine si traduce in due quarti posti, uno ottenuto da Plowright e l’altro da Busatto. Proprio quest’ultimo era atteso a un salto di qualità; invece questo Giro lascia tutto com’era prima, senza particolari spunti degni di nota. Per Vergallito, invece, un Giro scialbo, con qualche tentativo, ma sembra che alla fine, sebbene disponga di un buon motore, rimanga un corridore normale in proporzione al livello dei professionisti, sicuramente non sfigura, ma nemmeno eccelle. Tutto sommato, quindi, un Giro complicato fin dalla partenza, al quale non sono riusciti a mettere una toppa. Sono andati avanti fino alla fine quasi come se fosse un dovere e non un piacere: bisognava terminare la corsa senza sfigurare troppo. In una sola parola, anonimi, cosa che di norma non sono mai, come mostra la loro storia, che al Giro conta, comprese questa, sei edizioni e sei vittorie di tappa. Questo è stato un evento sporadico, dovuto alla sfortuna, ma visto l’organico in generale avrebbero potuto scegliere corridori migliori. Si sono invece affidati a Groves, il quale è stato subito costretto al ritiro; il voto, quindi, è dovuto soprattutto a tale decisione. VOTO 5,5
Groupama - FDJ United: partono con una squadra dalle pochissime ambizioni. Da francesi considerano il Giro una corsa di serie B, e dalla loro prospettiva ci può stare. Cercano anche di fare il massimo con quello che hanno a disposizione, andando in fuga con più corridori. Alla fine ottengono comunque due top 3: la prima nella cronometro con Cavagna e la seconda nella volata conclusiva con Penhoët. Per il resto, però, neanche una top 5, questo per una squadra World Tour non è per nulla sufficiente, soprattutto considerando che la rivale storica ha ottenuto addirittura il podio nella classifica finale e che da anni segue una linea progettuale che si sta rivelando migliore. Hanno partecipato, nel nuovo millennio, a 22 edizioni della corsa rosa e hanno vinto soltanto 14 tappe, di cui 8 con Démare. Se una volta erano loro la squadra francese più forte, tale titolo ormai è stabilmente nelle mani della Decathlon: da signori di Francia a piccolo stato feudale in pericolo. Si potranno giudicare meglio al Tour; al momento stanno vivendo una stagione abbastanza mesta, con qualche spunto interessante. Saranno capaci di riconquistare terreno? VOTO 5,5
Movistar Team: sono i protagonisti del Giro d’Italia: in ogni situazione ci sono loro. Vincono il premio della critica o quello dello spettacolo, sono i veri esteti della corsa, creano scompiglio e regalano divertimento a chi guarda. Peccato che tali sforzi siano valsi soprattutto punti UCI, perché per il resto non vincono nulla. Tanto esteti quanto poco efficienti, come se costruissero a mano qualcosa senza sapere quale sarà il risultato finale e alla fine ottenessero un’opera bella, ma per molti aspetti inutile. Ottengono tre podi di tappa, rispettivamente con Aular, Mas e Rubio, e altri buoni risultati con gli stessi corridori già citati, ai quali si deve aggiungere un più che buon Milesi, che quest’anno sembra essere migliorato notevolmente in salita. Il roster è veramente buono, hanno più che discreti corridori dai quali probabilmente si potrebbe ottenere di più; a volte sono stati anche sfortunati. In ogni caso ci provano in tutti i modi, e questo è da premiare, sebbene significhi che talvolta, per la voglia di ottenere qualcosa, finiscano per sbagliare. La vera delusione del loro Giro è Mas, che sembra incapace, dal 2022 in poi, di ottenere buoni risultati in classifica generale in qualsiasi corsa che non sia la Vuelta. Salta fin da subito e poi cerca una vittoria di tappa che non arriva. VOTO 5,5
Team Jayco AlUla: un Giro terminato con una sola top 5, quella di O’Connor, e tre settimi posti: due di Ackermann e uno di Bouwman. Al via avevano buoni corridori, si puntava a una tappa e a una top 5 in classifica generale, ma non si avvicinano neppure a questi obiettivi. La loro storia nella corsa italiana è gloriosa a livello di tappe, con ben 22 vittorie in 15 partecipazioni: soltanto Ineos e Soudal Quick-Step sono riuscite a fare meglio in termini di media. Questa statistica, unita ai buoni corridori presenti al via, pesa sul giudizio, sebbene si debba ricordare che il loro miglior corridore per ottenere risultati parziali, Vendrame, sia costretto al ritiro già in Bulgaria. Questo attenua il voto. La grande delusione, però, è O’Connor, il quale con il caldo non è mai andato particolarmente forte, ma almeno ci si poteva aspettare come risultato minimo una top 10. Non ottiene nemmeno quella. Negli ultimi anni si sono spesso trovati a rincorrere, ma in qualche modo riuscivano sempre a portare a casa qualche risultato; quest’anno, invece, sembra proprio la ricerca del Sacro Graal o dell’Arca dell’Alleanza. VOTO 4,5
Team Picnic PostNL: con la compagine neerlandese non si sa nemmeno da dove iniziare, tanto sono stati trasparenti in questo Giro. Ottengono soltanto due top 10: una con Barguil e l’altra con van Uden. Se per il primo ormai le aspettative sono veramente basse, poiché non vince qualcosa di importante dal 2022 e in un grande Giro addirittura dal 2017, resta impressionante pensare che tredici anni fa mostrasse il suo talento da scalatore puro trionfando in una tappa della Vuelta. Da questi dati appare evidente la sua parabola discendente: probabilmente continua a pedalare per divertimento e per lavoro, non per ottenere i risultati del passato, ai quali non riesce nemmeno ad avvicinarsi. La vera delusione, però, è il velocista van Uden, che l’anno scorso aveva vinto la sua prima tappa al Giro, mentre quest’anno non riesce a disputare una volata competitiva neppure con il binocolo, probabilmente anche a causa del poco supporto ricevuto dalla squadra. Sono l’ultima della classe, bocciati su tutta la linea senza nemmeno possibilità di recupero. Il loro Giro ha un voto insufficiente in ogni categoria, e questo può essere il giudizio complessivo della loro corsa. Per esempio: risultati voto 1, comportamento voto 5, combattività voto 4. I mezzi, seppur inferiori rispetto alle altre World Tour, sono comunque superiori a quelli delle Professional, e questo rende il tutto ancora più grave. VOTO 3,5
Articolo scritto da Cristian Bortoli
