🚴🏻♂️2️⃣0️⃣2️⃣6️⃣🇮🇹Così come il 18 marzo 2026, non scorderò facilmente neanche il 21, non è un sabato qualsiasi, ma il giorno della Milano-Sanremo, forse la corsa più eccitante del calendario insieme alla Parigi-Roubaix, mi sta particolarmente a cuore poiché passa nella riviera ligure dove trascorro la maggior parte dell’estate. Esco di casa circa alle 8:30, mi dirigo verso la stazione di Savona per prendere il treno diretto a Sanremo. Grazie a Pro Cycling Fanta e a Walter Panero, ho ottenuto l’accredito sia per la corsa femminile che per quella maschile: questa volta l’emozione è ancora più forte, ai nastri di partenza ci sono mostri sacri come Pogačar, van der Poel, van Aert, Philipsen, Ganna, Pedersen, Kopecky, Wiebes, Niewiadoma, Pieterse…insomma il meglio del ciclismo mondiale.
Vado in sala stampa dove ritiro le liste di partenza di entrambe le corse, trovo una postazione comoda e scrivo le introduzioni delle due corse: per oltre un’ora ammiro Silvan Dillier trainare il gruppo per un centinaio di chilometri. Poi scendo per pranzare con mio fratello sulla passeggiata. La corsa delle donne entra nel vivo: iniziano le strategie di squadre volte a mettere in difficoltà Lorena Wiebes, la neerlandese sembra in grado di reggere le andature dell’UAE ADQ e della Lidl-Trek. All’inizio della Cipressa, decido di scendere verso l’arrivo e, nonostante le mie difficoltà logistiche, riesco ad assistere alla terribile caduta che coinvolge ben nove atlete, Le Court Pienaar, Vigié, Kagevi, Silvestri, Buijsman, Cipressi e Amialiusik: si teme il peggio, ma per fortuna tutte sono coscienti. Trovo il passaggio per la stampa, incontro Walter e mi ritrovo qualche centinaio di metri dopo l’arrivo, in attesa dell’arrivo delle atlete: la tensione delle squadre è palpabile, l’elicottero si avvicina così come le atlete al traguardo. La prima che compare è Puck Pieterse, molto nervosa e arrabbiata, quarta al traguardo, dice di essere “stupida”, l’olandese è in preda all’adrenalina della corsa, lascia la sua Canyon per terra e si corica con la schiena verso le transenne. Nel giro di pochi secondi sono circondato da massaggiatori e atlete. Riesco a fermare la talentuosa britannica Cat Ferguson, mia coetanea che veste la maglia della Movistar, che si dimostra molto disponibile e gentile. Mi guardo intorno e arriva Lucinda Brand, la Campionessa del Mondo di ciclocross, che mi concede cortesemente una domanda al volo. Vedo le atlete della SD Worx come Lorena Wiebes e Blanka Vas circondate dalle telecamere di Eurosport, inavvicinabili. Non riesco a capire dove trovare il passaggio per la premiazione e torno in sala stampa. Scrivo l’articolo della corsa femminile e arriva Lotte Kopecky in sala conferenze. Registro la conferenza della vincitrice della Sanremo Donne: in quel momento non ho la prontezza e il coraggio di chiedere il microfono per farle una domanda, sarei rimasto ad ascoltarla per ore. Dopo una decina di minuti, la conferenza finisce, mi faccio autografare il Garibaldi e torno alla mia postazione per la corsa degli uomini, contrassegnata dalle cadute: prima quella che coinvolge la Ineos Grenadiers e poi quella a 33km dalla conclusione con Pogačar e van Aert a terra. I due atleti tornano in sella alle loro bici, attendo il rientro in gruppo del Campione del Mondo e vado verso l’arrivo. Intanto, l’UAE Emirates accelera sulla Cipressa con McNulty e Del Toro. Lo sloveno della squadra emiratina rompe gli indugi a 24km dalla conclusione: van der Poel e Pidcock rimangono incollati alla sua ruota. Torno nel tendone adibito ai giornalisti e ritrovo Walter, mentre il terzetto di testa accelera verso il Poggio. A circa 10km dalla fine, alzo lo sguardo fuori dal tendone e mi sembra di sognare: davanti a me Vincenzo Nibali, Carlos Sainz e Mauro Gianetti che commentano la gara. Dicono che van der Poel sia più esplosivo, ma di non sottovalutare Pidcock, ovviamente il loro tifo è tutto per Pogačar. Diminuiscono i chilometri dall’arrivo e io mi allontano dalla linea d’arrivo, tiro fuori il cellulare per seguire gli ultimi chilometri a fianco delle squadre: la tensione si può tagliare con un coltello, il finale è esplosivo! A 8,8km dalla fine, Pogačar accelera e van der Poel si stacca nello stupore generale di tutti gli addetti ai lavori, Pidcock rimane alla ruota del classe ’98 di Komenda che cerca di spingere in tutti i tratti, ma il britannico della Pinarello Q36.5 non molla. Dietro di loro parte van Aert, ma è troppo tardi, Pidcock e Pogačar si giocano la Classicissima allo sprint. Guardo lo sprint dal telefono, penso abbia vinto Pogačar, ma non ne sono sicuro. Mi confermano…è lui il vincitore della 117esima edizione della Milano-Sanremo, una forza della natura. Il primo corridore che vedo avvicinarsi è Mads Pedersen della Lidl-Trek, poi van Aert dei calabroni. Riesco ad immortalare un momento davvero emozionante: il belga della Visma-Lease a Bike che abbraccia e bacia la moglie dopo la Sanremo. Cerco qualcuno da intervistare, ma sembra che i corridori non ne vogliano sapere, dopo 298km e un’alta dose di stress tutti si dirigono verso i bus. Chiedo a Ciccone se posso porgli alcune domande, provo con Zimmermann, ma il Campione tedesco rifiuta categoricamente. Dopo una lunga attesa, passano van der Poel con la mano insanguinata…immagino sia stato coinvolto in qualche caduta e Philipsen. Prima di lasciare il rettifilo finale, risalgo Via Roma e trovo i ragazzi dell’Unibet Rose Rockets. I tre fondatori, Bas, Josse e Devin parlano con Kubiš, che sfoggia un body e una bici davvero straordinari, e Kopecky. Dopo aver assistito alle riprese per i video del canale YT dell’Unibet, riesco a parlare con Bas Tietema che mi racconta le sue sensazioni in seguito alla vittoria di Groeneween alla Koksijde Classic e alla sua prima Sanremo. Soddisfatto, vado verso l’area media non ufficiale in attesa dei primi tre: Pogačar, Pidcock e van Aert. Mentre aspetto l’arrivo dei corridori, faccio conoscenza di Paolo Colombo, giornalista de La7, scambio qualche opinione sulla corsa e arriva Pidcock. Cerco di registrare al meglio delle mie capacità, ma ci sono reti molto più attrezzate con telecamere, microfoni come Sporza, Monaco.tv, Nos con cui non posso competere. Per fortuna, scambio i contatti con Paolo che mi manda ciò che ha realizzato il suo videomaker che prendo l’occasione di ringraziare. Dicono che Pogačar sarà in sala stampa in pochi minuti, perciò accelero il passo verso il Palafiori e prendo posto vicino a Walter, già seduto da alcuni minuti in seconda fila. Il tempo stringe, mancano una decina di minuti alle 18:12, orario del mio treno per tornare a Savona, perciò saluto Walter che registra la conferenza di Pogačar e corro verso la stazione. Salgo sul treno e torno a casa: che giornata!
Penso di non aver ancora realizzato ciò che ho vissuto nelle ultime ore, come Pogačar, ho bisogno di tempo per digerire questa Sanremo. I miei più sinceri ringraziamenti vanno a Federico e a Walter per avermi fatto vivere una settimana top, sette giorni di attesa e gioia pura, che neanche nei miei sogni avrei pensato di trascorrere con l’accoppiata Milano-Torino e Milano-Sanremo. Ho vissuto le corse con l’occhio di un addetto stampa, un’esperienza che mi ha permesso di toccare con mano il mio sogno, tutto mi sembra così assurdo. Spero di rivivere queste emozioni il prima possibile!
📸 & ✍️ Martino Lasagna
