Entra in pista con i tuoi campioni!

Pro Cicling Fanta il nostro fantaciclismo

Regolamento

Gioca su tutte le corse!

Disponibili corse a tappe e corse singole!

Info

Se ami il ciclismo...

cosa stai aspettando?
Unisciti a noi!

Registrati

GIRO DELLE FIANDRE 2026: storia, percorso, startlist e favoriti

Presentazione corsa 04/04/2026
GIRO DELLE FIANDRE 2026: storia, percorso, startlist e favoriti

Domenica 5 aprile 2026 alle ore 10:00, da Anversa, prenderà il via la 110º edizione del Ronde van Vlaanderen, il leggendario Giro delle Fiandre, seconda Monumento della stagione e appuntamento simbolo del ciclismo fiammingo.

STORIA

La storia del Giro delle Fiandre, la Ronde van Vlaanderen, comincia il 25 maggio 1913 per volontà del giornalista Karel Van Wijnendaele, fondatore del quotidiano Sportwereld. L’idea era semplice e ambiziosa allo stesso tempo: creare una corsa che attraversasse il cuore delle Fiandre e diventasse simbolo dell’identità fiamminga. La prima edizione, lunga oltre 330 chilometri su strade dissestate, partì da Gand alle sei del mattino e si concluse su un velodromo in legno a Mariakerke. Al via si presentarono 37 corridori e a vincere fu il belga Paul Deman, dopo più di dodici ore di gara. Dopo sole due edizioni la corsa venne interrotta dalla Prima guerra mondiale e riprese nel 1919. Da allora non si è più fermata, nemmeno durante la Seconda guerra mondiale, diventando l’unica grande Classica a disputarsi senza interruzioni anche negli anni del conflitto. Negli anni ’20 e ’30 la Ronde crebbe rapidamente di popolarità, trasformandosi in un evento di massa capace di richiamare centinaia di migliaia di spettatori lungo le strade delle Fiandre. Le condizioni erano estreme: niente assistenza tecnica, camere d’aria sulle spalle e strade spesso impraticabili. In quel periodo il dominio fu quasi esclusivamente belga, con rare eccezioni come lo svizzero Heiri Suter nel 1923. Durante la guerra emerse il primo grande plurivincitore, Achiel Buysse, capace di conquistare tre edizioni tra il 1940 e il 1943. Nel dopoguerra il Giro delle Fiandre iniziò ad aprirsi ai campioni stranieri, ma restò una roccaforte belga fino all’impresa dell’italiano Fiorenzo Magni, unico corridore nella storia a vincere tre edizioni consecutive dal 1949 al 1951. La sua tripletta gli valse il soprannome di “Leone delle Fiandre”, simbolo di un dominio totale sui muri in pavé. Negli anni ’60 la corsa divenne terreno di conquista per i grandi campioni dell’epoca. Eddy Merckx firmò nel 1969 una delle imprese più impressionanti di sempre, attaccando da lontano e vincendo con oltre cinque minuti di vantaggio. In quegli anni si affermò anche Eric Leman, capace di vincere tre volte tra il 1970 e il 1973, spesso battendo proprio Merckx. Per preservare la durezza della corsa, gli organizzatori introdussero muri iconici come il Koppenberg e consolidarono il ruolo del Muur di Geraardsbergen come simbolo della Ronde. Negli anni ’80 il Giro delle Fiandre fu monopolizzato da belgi e olandesi. L’edizione del 1985, vinta da Eric Vanderaerden sotto una tempesta devastante con appena 24 corridori al traguardo, entrò nella leggenda. Nel frattempo la corsa si consolidava come una delle cinque Classiche Monumento del ciclismo mondiale. Gli anni ’90 furono segnati dalla figura di Johan Museeuw, altro “Leone delle Fiandre”, capace di vincere tre edizioni (1993, 1995 e 1998) e salire otto volte sul podio. In quel decennio tornò protagonista anche l’Italia con le vittorie di Moreno Argentin nel 1990, Gianni Bugno nel 1994 per pochi millimetri su Museeuw e Michele Bartoli nel 1996. Il nuovo millennio si aprì con successi italiani di Gianluca Bortolami e Andrea Tafi, ma fu soprattutto l’epoca di Tom Boonen, vincitore nel 2005, 2006 e 2012 e idolo assoluto delle Fiandre. Parallelamente esplose la rivalità con Fabian Cancellara, che conquistò la Ronde nel 2010, 2013 e 2014 grazie a devastanti attacchi sull’Oude Kwaremont. Nel 2012 il traguardo fu spostato definitivamente a Oudenaarde, segnando una nuova fase organizzativa sotto Flanders Classics. Negli anni successivi la corsa continuò a rinnovarsi: vinsero Alexander Kristoff nel 2015 e Peter Sagan nel 2016, mentre nel 2017 fu memorabile l’assolo da lontano di Philippe Gilbert. Nel 2019 l’italiano Alberto Bettiol firmò un’impresa sull’ultimo passaggio sull’Oude Kwaremont, tornando a far sventolare il tricolore dodici anni dopo Alessandro Ballan. Negli ultimi anni il Giro delle Fiandre è diventato il palcoscenico del duello tra Mathieu van der Poel e Tadej Pogačar, simboli del ciclismo moderno. Van der Poel ha raggiunto quota tre successi, entrando nel ristretto club dei plurivincitori insieme a Buysse, Magni, Leman, Museeuw, Boonen e Cancellara. Il Belgio resta la nazione dominante con 69 vittorie complessive, seguito dall’Italia a quota 11. Ma al di là dei numeri, il Giro delle Fiandre è molto più di una corsa: è identità fiamminga, è folla assiepata sui muri, è pavé, birra e passione. È la prima grande battaglia della campagna del Nord e, da oltre un secolo, resta l’università del ciclismo.

 

PERCORSO

Il Giro delle Fiandre conferma la sua identità più autentica: una corsa costruita sulla ripetizione, sull’usura progressiva e su un finale tra i più duri e iconici del ciclismo mondiale. La partenza è fissata ad Anversa, con un lungo avvicinamento verso le Ardenne fiamminghe che, come da tradizione, non è mai realmente tranquillo. I primi 100 chilometri scorrono su strade larghe e pianeggianti, ma è una calma solo apparente. Il gruppo viaggia compatto, si forma la fuga e le squadre iniziano a lavorare per mantenere il controllo, consapevoli che il difficile deve ancora arrivare. I primi settori in pavé, come la Lippenhovestraat (1,1 km) e la Paddestraat (2,3 km), introducono il terreno tipico della corsa, rendendo la gara nervosa e selettiva già nelle fasi iniziali. Il primo vero momento chiave arriva con l’Oude Kwaremont (2,2 km al 4%, con punte all’11,6%) a circa metà gara. È una salita lunga, irregolare, su pavé, che non decide la corsa ma inizia a logorare le gambe e a ridurre il gruppo. Subito dopo entrano in scena altri muri fondamentali: l’Eikenberg (1,2 km al 5,2%), il Wolvenberg (645 metri al 7,9%, max 17,3%) e il Molenberg (463 metri al 7%, max 14,2%), una sequenza che costringe i corridori a continui cambi di ritmo. Con il passare dei chilometri, la corsa si trasforma in una gara di sopravvivenza. Il Berendries (940 m al 7%) e il Valkenberg (540 m all’8,1%) aumentano ulteriormente la selezione, mentre il Berg Ten Houte (1,1 km al 6%, con punte fino al 21%) rappresenta uno dei punti più duri dell’intera giornata. A circa 60 chilometri dal traguardo si entra nella fase tattica decisiva con il Nieuwe Kruisberg/Hotond (2,7 km al 4%), una salita lunga che invita agli attacchi da lontano. Ma è poco dopo che la corsa cambia davvero volto. Il Koppenberg (600 metri all’11,6%, con punte al 22%) è uno dei momenti più temuti: stretto, ripido e in pavé, arriva quando il gruppo è già selezionato e i gregari sono quasi esauriti. Qui la posizione è tutto: entrare male significa, molto spesso, dire addio alla corsa. È il punto in cui il Fiandre smette di essere controllo e diventa battaglia pura. Dopo il Taaienberg (530 m al 6,6%, max 15,8%) e l’Oude Kruisberg/Hotond (2,7 km al 4,1%), si entra nella sequenza finale, quella che decide tutto. L’ultimo passaggio sull’Oude Kwaremont (2,2 km al 4%, max 11,6%) arriva a circa 17 chilometri dall’arrivo: è qui che i grandi favoriti lanciano gli attacchi decisivi. La salita è lunga e logorante, perfetta per fare la differenza. Subito dopo, senza respiro, arriva il Paterberg (360 metri al 12,9%, con punte oltre il 20%), un vero muro che può spezzare definitivamente la corsa. Gli ultimi 13 chilometri verso Oudenaarde sono una prova di resistenza e tattica. Se un corridore riesce a fare la differenza su Kwaremont e Paterberg, può resistere fino al traguardo. In caso contrario, sarà il gioco di squadra a decidere l’esito finale.

 

STARTLIST E FAVORITI

I riflettori del Giro delle Fiandre 2026 saranno puntati soprattutto su Tadej Pogačar e Mathieu van der Poel, i due grandi favoriti per la vittoria finale su muri e pavé. Lo sloveno della UAE Team Emirates – XRG si presenta con una squadra di altissimo livello, costruita attorno a lui con corridori esperti come Nils Politt, Florian Vermeersch e il giovane talento António Morgado, pronti a rendere la corsa selettiva nei momenti chiave. Dall’altra parte Van der Poel guiderà una Alpecin-Premier Tech solida e completa, con uomini come Jasper Philipsen, Florian Sénéchal e Oscar Riesebeek, fondamentali per controllare la corsa e supportarlo nel finale. Un gradino sotto, ma sempre tra i principali protagonisti attesi, c’è Wout van Aert, leader del Team Visma | Lease a Bike, affiancato da una formazione di grande qualità con Christophe Laporte, Per Strand Hagenes e Matthew Brennan, pronti a inserirsi nelle fasi decisive e a offrire diverse soluzioni tattiche. Tra le squadre più attrezzate per le classiche del Nord spicca la Lidl - Trek, che punta sulla potenza di Mads Pedersen, supportato da corridori duttili come Søren Kragh Andersen e Mathias Vacek. Anche la Soudal Quick-Step si presenta con grande profondità grazie a uomini come Dylan van Baarle, Paul Magnier e Jasper Stuyven, tutti corridori capaci di essere protagonisti sui muri fiamminghi. La EF Education - EasyPost si affida a specialisti come Kasper Asgreen, Mikkel Frølich Honoré e Luke Lamperti, mentre la Groupama - FDJ United punta su Valentin Madouas e sul giovane Romain Grégoire, pronti a inserirsi nelle azioni decisive. La Lotto Intermarché schiera invece Jenno Berckmoes e Toon Aerts, mentre la Movistar Team si affida a Iván García Cortina per provare a emergere nelle fasi finali. Tra le squadre più insidiose figura anche la Bahrain - Victorious, guidata dall’estro di Matej Mohorič, affiancato da corridori solidi come Alec Segaert, mentre la XDS Astana Team propone un blocco esperto con Alberto Bettiol, Davide Ballerini e Mike Teunissen. La Uno-X Mobility si presenta con corridori adatti a questo tipo di percorso come Rasmus Tiller, Jonas Abrahamsen e Søren Wærenskjold, mentre la NSN Cycling Team punta sul talento di Biniam Girmay, supportato da Lewis Askey e Tom Van Asbroeck. Grande attesa anche per la Red Bull - BORA - hansgrohe che può contare su Remco Evenepoel affiancato da corridori aggressivi come Gianni Vermeersch, Tim Van Dijke e Laurence Pithie, mentre la INEOS Grenadiers si affida a giovani come Magnus Sheffield, Samuel Watson e Ben Turner, pronti a inserirsi nelle fasi più dure della corsa. La Decathlon CMA CGM Team combina esperienza e solidità con Oliver Naesen e Cees Bol, mentre il Team Jayco Alula porta uomini esperti come Luka Mezgec e Dries De Bondt. Tra le altre squadre da seguire figurano la Cofidis con Dylan Teuns, la Tudor Pro Cycling Team con Matteo Trentin e Luca Mozzato, e la Pinarello Q36.5 Pro Cycling Team con corridori combattivi come Fred Wright e Brent Van Moer, pronti a inserirsi nelle fughe. Completano il gruppo delle formazioni al via il Team Picnic PostNL, la Burgos Burpellet BH, il Team Flanders - Baloise, la TotalEnergies e la Unibet Rose Rockets, che proveranno a mettersi in evidenza nelle prime fasi della corsa.

 

☆☆☆☆☆ Tadej Pogačar 

☆☆☆☆ Mathieu van der Poel, Remco Evenepoel

☆☆☆ Wout van Aert, Mads Pedersen, Jasper Stuyven

☆☆ Jonas Abrahamsen, Christophe Laporte, Florian Vermeersch, Tim Van Dijke

☆ Gianni Vermeersch, Kasper Asgreen, Matteo Trentin, Matthew Brennan, Biniam Girmay

𝐎𝐮𝐭𝐬𝐢𝐝𝐞𝐫: Cees Bol, Magnus Sheffield

𝐒𝐨𝐭𝐭𝐨𝐭𝐨𝐧𝐨: Nils Politt, Mike Teunissen



✍🏻: Iacopo Salvatori 

📸: LaPresse