Una delle proprietà fondamentali per chi si occupa di analizzare gli avvenimenti sportivi è quella di farlo a mente fredda così da essere il più lucidi, razionali e cinici possibili; ma oggi i sentimenti sono ancora troppo forti e credo che rimarranno indiscutibilmente condizionati. Oggi non voglio limitarmi a scrivere di risultati, ordini di arrivo e distacchi, vorrei concentrarmi principalmente su cosa ha rappresentato questa vittoria per tutti coloro che in Wout Van Aert hanno sempre confidato, mossi da quel sentimento romantico che porta ad affezionarsi per lo sfortunato, l’incompiuto, o come dicevano alcuni l’eterno secondo. Viene difficile pensare a qualcuno che ieri, incollato al televisore poco dopo le quattro pomeridiane, sia rimasto impassibile di fronte a ciò che ha assistito; facile invece pensare che la maggior parte degli appassionati di questo sport magnifico abbia versato qualche lacrima. Perché ieri gli astri si sono finalmente allineati e un cerchio si è giustamente chiuso. Ieri probabilmente ha vinto chi più di ogni altro se lo meritava.
Vorrei però partire da più indietro nel tempo, precisamente dal 2018, quando ancora adolescente, spulciando sul telefono tra una pausa studio e l’altra e mi trovai di fronte un video che immortalava un ragazzo di 23 anni a Siena, stremato, con le gambe che non lo reggevano più in piedi, infangato dalla testa ai piedi. Proprio quel ragazzo, che in Piazza del Campo chiuderà terzo, entrò diretto nel cuore per tutto ciò che stava rappresentando in quel video. Dopo anni Wout può vantare un ottimo palmarès - diciamolo, forse avrebbe meritato di più - confermandosi elemento di spicco dell'élite del ciclismo mondiale; però tutti sapevano che gli mancava un “qualcosa”, perché tante volte la sorte non è stata benevola , gli infortuni sono stati pesanti e le delusioni cocenti. Sin dai primi impegni primaverili di quest’anno però si è capito che la condizione di Van Aert era quella degli anni gloriosi; terzo alla Milano-Sanremo, quarto al Fiandre e beffato all’ultimo alla Dwars door Vlaanderen.
E allora quel lumicino in chi ci ha sempre creduto, o anche solo sperato, è tornato ad accendersi, fino a divampare nell’Inferno di ieri, sulle sue strade, sul suo pavé.Ieri Wout si è ripreso la sua vita nella splendida cornice del velodromo di Roubaix, e il quadro è realizzato perfettamente: dalla dedica a Michael Goolaerts e le lacrime, fino al commovente abbraccio con la sua famiglia; e noi che abbiamo sempre avuto fiducia in lui torniamo un po’ quegli adolescenti di otto anni fa quando lo scoprivamo in un video, esausto dopo la salita di Santa Caterina.
๐ธ Getty Images
โ Edoardo Clarichetti
