Il mito delle Ardenne ha origine nella cultura celtica continentale, la regione infatti deve il suo nome alla dea Arduinna, protettrice della caccia e delle foreste della zona, raffigurata a cavalcioni del suo animale sacro, il cinghiale; spesso è paragonata alle più celebri Diana o Artemide. Incastonata tra il Belgio, la Francia, l’Olanda, e il Lussemburgo, la regione delle Ardenne è stata uno dei teatri strategici della storia degli ultimi secoli. Attraversate dal fiume della Mosa, le Ardenne sono ricoperte da fitti boschi e presentano un paesaggio mediamente collinare, con alture che superano di poco i cinquecento metri. È facile lasciarsi incantare dalla magia di queste vaste foreste e disabitate brughiere, terreno ideale per tranquille e solitarie boucles à vélo.
Cari lettori, domenica 26 aprile alle ore 10.00 scatterà l’ultima grande classica primaverile, ultimo prestigioso appuntamento prima dell’inizio del Giro d’Italia. Il Trittico delle Ardenne si conclude così, con “La Doyenne”, la più antica delle classiche arrivata alla 112 esima edizione. Il percorso si estende per 259 chilometri, partendo da Liegi, passando da Bastogne e tornando a Liegi. La prima parte di gara, fino a Bastogne, non prevede grosse insidie per il gruppo, che molto probabilmente, potrebbe lasciar fuggire qualche avventore di giornata. Dalla cittadina belga, famosa per la sua battaglia, i giochi si faranno più duri, passando in serie per il Côte de Wanne, il Côte de Stockeu, celebre per la statua del cannibale Eddy Merckx, e per il Côte de la Haute-Levèe. Dopo questa prima impegnativa selezione la gara proseguirà verso Liegi incontrando negli ultimi 35 chilometri di strada gli strappi che decideranno l’ordine d’arrivo; il mito della Côte de La Redoute, con pendenza al di sopra del 16%, qui non si vince ma si inizia a perdere; la Côte de Forges e infine la Côte de la Roche-aux-Faucons, a 13 chilometri dall’arrivo, ultima vera possibilità per sganciarsi dai rivali più insidiosi prima di arrivare al traguardo di Liegi.
Lente d’ingrandimento su chi potrà alzare al cielo le braccia domani: Tadej Pogačar, dopo un weekend di relax passato con la compagna Urska, vorrà calare il poker, sue le ultime edizioni e quella del 2021; la sconfitta alla Roubaix potrebbe averlo motivato ancora di più. Il futuro del ciclismo francese è nelle mani di Paul Seixas, alla prima vera grande occasione per battagliare con il fenomeno sloveno, il fresco vincitore della Freccia sicuramente può dare spettacolo. Remco Evenepoel arriva a Liegi motivato e carico dopo il successo ottenuto alla Amstel Gold Race e i buoni risultati dell’ultimo periodo, che sia la volta buona per sconfiggere Tadej? Le tre corone della gara di domani sono loro senza ombra di dubbio ma attenzioni agli outsiders di giornata che potrebbero pensarla diversamente; Tom Pidcock dopo l’infortunio al ginocchio ha dimostrato un grande stato di forma al TOTA conclusosi venerdì; Mauro Schmid sta continuando il suo periodo d’oro, dopo il sesto posto alla Amstel ha infatti concluso sul secondo gradino del podio la Freccia, e poi di seguito altri nomi degni nota come Skjelmose, Izagirre, Vauquelin, Grégoire, Martinez e Alaphilippe. Gli italiani da tenere sotto la lente d’ingrandimento sono Giulio Ciccone, secondo l’anno scorso, e Christian Scaroni che ha concluso al muro di Huy con un ottimo undicesimo posto.
E allora cari lettori concludo questa presentazione con l’augurarvi un buon divertimento per la gara di domani.
✍ Edoardo Clarichetti
📸 ASO
