In questo articolo vengono analizzate le squadre che possono considerare la loro avventura alla Vuelta a España complessivamente positiva. Non hanno raggiunto l’eccellenza delle formazioni inserite nella categoria precedente, ma hanno comunque ottenuto risultati in linea con le aspettative o superiori alle proprie possibilità.
📈 Top
Pinarello Q36.5 Pro Cycling Team: le aspettative su di loro non potevano essere altissime, è un team professional e per giunta senza il loro corridore più forte, Pidcock. Nati da poco, non avevano ancora vinto in un grande giro, e riescono a sbloccarsi grazie alla vittoria di Dunbar, in tale occasione aiutato molto bene da Gloag, il quale è giunto anche terzo. La diciannovesima tappa per loro quindi rappresenta l’inizio forse di un futuro migliore, hanno tolto lo 0 dalla casella e questo è veramente importante soprattutto per team con poca storia. Oltre a ciò, ottengono una top five con Camprubì, sei piazzamenti tra i primi dieci, distribuiti tra Azparren, spesso protagonista nelle tappe più facili, Gonzalez e Calzoni, quest’ultimo protagonista nelle fughe delle tappe più impegnative. Il sistema non è ancora un orologio svizzero pregiato, ma sicuramente sta avendo una forma, al momento è un buon orologio che compie il suo lavoro, i pezzi stanno andando insieme, senza andare per conto proprio. Questo permette di essere un sistema, un organismo, rispetto ad essere un mucchio di cose di più o meno valore messe là senza organizzazione, come rischiava di sembrare. VOTO 7,5
UAE Team Emirates – XRG: la loro Vuelta è spezzata in due parti ben distinte, senza nessuna comunicazione tra di loro, c’è proprio in mezzo un muro invalicabile, una frontiera che divide la prima parte da 9.5, e la seconda da 5.5. I primi giorni sono splendidi con la loro star, che seppure non al 100% riesce a vincere tre tappe e aveva ormai conquistato la Vuelta; dopo il suo ritiro invece il tutto diventa difficile, complesso. Molti altri membri del team si ritirano durante le varie tappe: Torres, Vine, Sivakov. Ottengono qualche piazzamento con Vermaeke, Oliveira e Almeida, ma visto il livello del team non sono sufficienti. Difficile anche dare un giudizio su di loro univoco, in tal caso sembra quasi di parlare di due diverse UAE, che di comune hanno solo il nome, un termine equivoco che identifica due cose molto diverse. Una prima parte da piccoli leoni affamati, una seconda da piccoli ghepardi, che cercano di conquistare le prede, e appena è stata conquistata rischiano sempre di perderla. Per questo mi sono attenuto a una mera media aritmetica fra le due diverse parti della loro Vuelta. VOTO 7,5
Groupama - FDJ United: dopo due grandi giri molto difficili, la Vuelta per loro è un esame di riparazione superato discretamente. Vincono una tappa con Tronchon e chiudono in top 10 nella classifica generale con Berthet, entrambi i risultati sono sorprendenti, specialmente il secondo se si va ad analizzare la carriera del ventinovenne francese. Oltre a questi risultati ottengono sei top 10 e una top five. Oltre ai due protagonisti, merita una menzione Guillaume Martin, che sebbene sia sul viale del tramonto cerca di mettersi in mostra in svariati modi. Se per quanto riguarda i risultati la loro Vuelta è sicuramente più che positiva, dall’altra parte se si pensa al futuro generale sembra quasi un risultato che si ripete ogni anno nel bene o nel male, poiché salvano spesso la stagione con una vittoria alla Vuelta, ma il problema è tutto il resto, per esempio che non vincono al Tour dal 2019. Ma si deve valutare l’oggi, guardare il hic et nunc, qualcuno come Orazio direbbe «carpe diem, quam minimum credula postero», hanno sicuramente strappato l’occasione sapendo probabilmente che nel loro futuro non si sa come sarà, in tale aspetto sicuramente la loro Vuelta merita un voto più che discreto. VOTO 7,5
Cofidis: il loro giudizio è strettamente dipendente da Coquard, se togli i risultati del velocista francese rimane ben poco, di fatto solo una top 10 ottenuta da Samitier. Ma il team lavora fin dalle prime tappe per Coquard, hanno fiducia su di lui, e dopo una prima settimana abbastanza difficile, li ripaga ottenendo una vittoria e due secondi posti che rendono la loro stagione meno amara. Sebbene i mezzi siano relativamente di basso tenore o ormai giunti alla fase del declino, riescono con grande sforzo ed energia a ottenere di più di quanto sulla carta potrebbe essere concesso loro dalle capacità. Riescono a fare diventare un’opera d’arte qualcosa di basso tenore. La loro Vuelta è stata tra un ready-made e l’arte povera. Se si guarda il futuro tale opera può però ben presto diventare un oggetto qualsiasi di basso valore, ma al momento rimane un qualcosa di più. VOTO 7
Soudal Quick-Step: ottengono ben 10 risultati tra i primi 10 con ben sei ciclisti diversi, tra cui spiccano: la vittoria di Landa, il secondo posto nel prologo di Hayter e quello di Paret-Peintre. Per la gran parte delle squadre tali risultati sicuramente possono rappresentare una Vuelta più che buona, ma per loro è qualcosa che è discreto, quasi lievemente sotto anche le aspettative, sebbene non vincessero nella corsa spagnola da due anni partivano in questa Vuelta con la palma dei più vincenti dal 2000 all’oggi nella corsa spagnola, raggiunti alla fine dalla Visma. Probabilmente la delusione della loro Vuelta è Dainese, che non riesce mai a brillare nelle poche volate che ci sono. La loro Vuelta fino all’ultimo rischiava di essere tra l’insufficiente e il limbo, ma poi una luce fortissima ha rischiarato la loro corsa, dal nulla è apparso Mikel Landa che ha vinto la tappa più dura. Tale vittoria segna probabilmente la fine della carriera ad alti livelli di Landa, ma segna anche la continuità della compagine belga, che vince tappe in ogni grande giro e torna a fare quello che è riuscita a fare per tanti anni. L’obiettivo è mantenersi su questa strada molto bene conosciuta, e proseguire fino a risalire posizioni fra le squadre, la strada solita forse è meno affascinante ma è quella più sicura, più confortevole, e almeno per loro sembra l’unica possibile. VOTO 7
Articolo scritto da Cristian Bortoli
