In questo articolo si vedranno le squadre che possono essere considerate in una situazione intermedia, che ho denominato limbo, tra il paradiso e l’inferno. Una posizione in bilico, per alcune più vicina al paradiso, per altre più prossima all’abisso.
Decathlon CMA CGM Team: il team francese per molti giorni sembrava la migliore squadra in salita, ci sono state alcune occasioni in cui erano in notevole maggioranza numerica, ma tali numeri non erano bastati in nessuna occasione per mettere in difficoltà Mas e, con il passare dei giorni, sono stati anche sfortunati con i ritiri di Mühlberger e di Riccitello. Da corazzata che si piazzava è diventata una compagine che cercava di difendersi. Solo in occasione della ventesima tappa Gall è riuscito a staccare Mas, seppure di poco, quando ormai era tardi. Alla fine l’austriaco porta a casa un terzo posto, che conferma il podio del Giro d’Italia. Una stagione in pieno stile Gall, piazzato e senza vittorie, come il suo stesso team, che in questa Vuelta torna a casa con 0 vittorie e dodici piazzamenti tra i primi 10; per questo la Vuelta è solo più che sufficiente, nulla di più, visti i valori che avevano in partenza. Si deve sicuramente partire anche dal piazzarsi, dal creare una solida base, e loro la stanno creando; da lì si possono spingere anche più avanti. Il prossimo anno si vedrà cosa potranno fare, sebbene saranno sicuramente più Seixascentrici, che probabilmente sarà il loro sole per valutare la loro stagione ventura, un rischio che, viste le possibilità del francese, è ragionevole. Dietro al futuro fenomeno hanno anche un buon roster e possibilità future come Bisiaux e Riccitello, ma perdono Gall e Mühlberger, che quest’anno sono stati un asse portante per loro. Vediamo se tale base verrà sostituita adeguatamente o ci sarà il rischio di un’estrema verticalità senza nucleo alla base. VOTO 6,5
Red Bull – BORA – Hansgrohe: in gran parte per loro il discorso è analogo a quello della Decathlon, sebbene le sfumature siano diverse. Vincono il premio del maggior numero di piazzamenti senza vittorie: ben 18 top 10, distribuite tra Thornley, Fischer-Black, Meeus e Roglic. Lo sloveno è il loro leader, espertissimo specialmente per quanto riguarda la corsa spagnola, si dimostra solidissimo ma senza particolari acuti, anche a causa di problemi fisici avvenuti prima della corsa spagnola; alla fine ottiene il massimo, chiudendo secondo. Se per Roglic si può dire che ha ottenuto il massimo viste le condizioni, il rimpianto per la non vittoria viene spostato sugli altri, per esempio su Meeus, che, se si guardano i risultati, sembra che ci sia andato anche vicino; poi si guardano le volate e si vede un distacco abissale da Brennan. Ma la maggior delusione è stato il giovane Tuckwell, che fra quelli della sua generazione è stato il peggiore, mai nel vivo, mai di vero aiuto: la sua Vuelta è stata solo un’esperienza che servirà per il futuro. Il problema sono le aspettative, poichè hanno un roster numeroso di qualità, forse fin troppa, soprattutto pensando anche al futuro, e da fuori sembra che non abbiano ancora scelto chiaramente cosa fare. In questa Vuelta alla fine portano giovani, Roglic e corridori quasi fuori progetto, come se fosse quasi una corsa di serie B, e alla fine tornano a casa, per alcuni aspetti, con il massimo, da un’altra prospettiva con il minimo. Per loro è proprio difficile dare un giudizio univoco, bisogna cambiare varie prospettive, un vero gioco di specchi, in cui ogni specchio restituisce un’immagine diversa e cambia spesso la lente di osservazione, con tanta qualità dispersa in mezzo ai vari riflessi. VOTO 6,5
XDS Astana Team: ai loro piazzamenti manca solo la vittoria, ben 14 piazzamenti nei primi 10, con tre podi di tappa ottenuti, a cui si devono aggiungere la top 10 in classifica generale ottenuta da Cristian Rodriguez e quella di Tejada. Il volto protagonista è stato Romele, che per 21 giorni ha avuto una condizione ottimale, al punto tale che riesce a impensierire Van Aert in una volata di fuggitivi, e poi nell’ultimo giorno va veramente vicino al trionfo. Due secondi posti che, aggiunti agli altri piazzamenti, lo fanno uscire con una nuova certezza: di essere forte e di poter ottenere almeno un successo nei grandi giri. Se continuerà così, prima o poi arriverà tale gloria. L’unica piccola delusione è Fortunato, che non è riuscito in nessuna occasione a essere veramente protagonista e chiude la Vuelta di Spagna soltanto con un decimo posto di tappa. Ad eccezione dello scalatore italiano, tutti hanno ottenuto di più di quanto ci si potesse aspettare alla vigilia e alla costruzione solida e ben costruita è mancata solo la decorazione artistica, la vittoria, che avrebbe reso l’architettura non solo solida ma anche bella. Ma di norma, come conditio sine qua non, ci deve essere la solidità, e solo dopo la bellezza; se c’è solidità la spedizione è sicuramente più che sufficiente, mentre se c’è solo la bellezza si rischia di crollare miseramente. Da qui devono proseguire per aggiungere però anche quella. VOTO 6,5
Equipo Kern Pharma: per una squadra invitata la loro Vuelta è sicuramente sufficiente, sebbene abbiano di fatto due protagonisti e gli altri siano per lo più comparse. Ottengono cinque piazzamenti tra i 10: un quarto e un sesto posto di Sosa e, con Berrade, un quinto, un quarto e un secondo posto. Se per il colombiano il futuro sembrava anni fa di livello più alto, e questi risultati sembrano un discreto ritorno a un medio livello che quasi mai aveva raggiunto, per Berrade è la conferma di essere un corridore da tappe della Vuelta; su di lui è quasi un mistero per quale motivo sia ancora in Equipo Kern Pharma. Per la squadra in generale si può dire che è sicuramente da anni la migliore fra le squadre spagnole di seconda fascia e ogni anno in squadra riescono a trovare una discreta mano o persino un asso che permetta di ottenere risultati che consentano di continuare il progetto. VOTO 6
EF Education – EasyPost: tornano a casa senza vittoria, la quale avrebbe permesso loro di dire di aver vinto in tutti e tre i grandi giri della stagione. Ma soprattutto prosegue la loro astinenza dalla vittoria in terra spagnola, che dura dal 2022. Non si può dire che non ci abbiano provato, poiché ottengono otto piazzamenti tra i dieci, con Albanese che giunge terzo anche in una tappa. Il colombiano Juan Felipe Rodriguez è la sorpresa della loro Vuelta: al suo primo grande giro riesce a ottenere un quinto posto e ad aiutare in svariate occasioni Carapaz nella sua missione impossibile di provare a ribaltare la corsa. Per l’ecuadoregno un quarto posto finale dopo un Tour da protagonista è sicuramente un discreto risultato, però forse c’è un po’ di rammarico. La situazione che descrive meglio la sua e la loro corsa è la ventesima tappa, dove, dopo un attacco così forte da creare in poco tempo uno spazio siderale, il distacco, come spesso accade, veniva a poco a poco ridotto. Peccato che, in tale occasione, sia stato chiuso proprio a 10 metri dalla fine del GPM. La EF aveva preparato la tattica perfetta, avendo svariati corridori in fuga; forse quei metri sono il più grande rimpianto della stagione di Carapaz, che avrebbe rischiato persino di salire sul podio o anche di più, per come si era messo. Una tattica perfetta, costruita ad hoc, alla quale sono mancate solo le gambe per attuarsi, appare come il piano di Schlieffen: sulla carta una costruzione strategica estremamente raffinata, quasi perfetta nelle sue premesse, ma che nella realtà si scontra con una serie di variabili impossibili da controllare, finendo per non produrre il risultato immaginato e portando la situazione in stallo senza ottenere qualcosa di più, simbolo di una Vuelta che poteva essere di più ma che rimane solo sufficiente. VOTO 6
Netcompany Ineos: sulla loro Vuelta pesa fin dall’inizio un fardello emotivo che coinvolge un proprio corridore e probabilmente anche tutti i britannici e non solo: la morte del fratello di Tarling in gara al Giro di Portogallo. Probabilmente la crono iniziale poteva essere il cosiddetto turning point, il momento della Kehre: se Tarling fosse riuscito a vincere, la loro Vuelta si sarebbe caricata anche di una valenza emotiva e simbolica molto forte, ma Tarling ci va solo vicino con un terzo posto. Da quel momento le speranze di vittoria sono riposte in Laurance, Onley e Turner, i quali però ottengono solo qualche piazzamento. In totale ottengono 9 piazzamenti nei primi 10, con il miglior risultato di Onley, un secondo posto di tappa. La squadra poi, con l’andare delle giornate, perde anche pezzi, Onley cade in una tappa e, da quel momento, corre in difensiva per cercare di salvare almeno la maglia bianca. Alla fine il giovane scalatore perde la top five ma conquista la maglia bianca, che in questo caso ha valenza di ancora di salvataggio per la compagine britannica, che chiude il secondo grande giro consecutivo senza vittorie. Anno molto difficile su svariati fronti per il team, ma il talento in squadra sicuramente lo hanno, seppure spesso opacizzato; basti pensare a Carlos Rodriguez, che rappresenta alla perfezione il limbo in cui si trova il team Ineos. Da una parte l’evidente talento che ha mostrato, dall’altra parte i risultati odierni che sono insufficienti rispetto al talento: proprio la rappresentazione migliore per parlare dello stesso team, che è ricco di talento ma che spesso non ottiene i risultati in proporzione al talento, mostrando come spesso il ciclismo non possa essere solo mera matematica, ma qualcosa che eccede ai numeri. VOTO 6
Lotto Intermarché: la loro Vuelta è proprio al limite tra insufficienza e sufficienza, ottengono sei piazzamenti nei primi 10, tra cui spiccano il secondo posto di Widar e il terzo di Braet. Se per una squadra WorldTour tali risultati non sono abbastanza, sono anche giustificati dalla giovane età di quasi tutto il roster schierato, con la loro stella Widar che ha bisogno di tempo e di maturare su vari aspetti, ma il suo talento cristallino è già emerso, seppure in parte; ma proprio perché è cristallino rischia di essere fragilissimo sotto molti aspetti, tra cui quello della resistenza sulla lunga distanza. Bisogna anche menzionare la Vuelta anonima di Rota, che, se non avessi davanti la startlist, non mi sarei nemmeno ricordato che fosse al via, mai protagonista, ma soprattutto nemmeno comparsa. In questa Vuelta è stato come un albero in lontananza in un paesaggio boschivo, che quindi è impossibile da identificare. Per quanto riguarda in generale la squadra, rimangono molti punti di domanda, soprattutto sulla gestione del materiale umano che hanno, che appare talentuoso, ma spesso sembra mancare qualcos’altro: se il materiale primario è buono, manca tutta la seconda fase di trasformazione e purificazione di esso. VOTO 6
Articolo scritto da Cristian Bortoli
