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MATTIA GAFFURI, IL VIAGGIO È APPENA INCOMINCIATO


Dal basso fino alla vetta, Mattia Gaffuri ci racconta la sua scalata ai vertici del ciclismo

Notizie varie 05/11/2026
MATTIA GAFFURI, IL VIAGGIO È APPENA INCOMINCIATO

Punta alla luna, male che vada avrai camminato tra le stelle, così diceva Les Brown, e penso che sia una frase decisamente adatta per il protagonista di oggi. La sua storia deve essere da modello per molti, per chi inizia in ritardo, per chi parte dal basso e per chi è sul punto di cedere. Il percorso fuori dagli schemi di Mattia Gaffuri, la scalata dal mondo amatoriale fino all’Olimpo del ciclismo mondiale. Oggi, il ventisettenne di Erba, ci racconta i suoi inizi, la splendida annata 2025 e il suo arrivo nel World Tour. L’obiettivo è chiaro, essere ancora più competitivi nella prossima stagione

 

Il tuo percorso non è stato sicuramente tradizionale, ce lo puoi raccontare?

 

Sì, il mio percorso non è stato tradizionale perché non sono passato dalle categorie giovanili. Ho iniziato a fare ciclismo a vent’anni e, dopo un periodo di assestamento in cui ho iniziato con gli Under 23, mi sono reso conto che mi mancavano ancora molte basi per essere competitivo, soprattutto a livello tecnico.

Ho quindi trascorso alcuni anni più lontano dal top dello sport a livello agonistico, dedicandomi anche al gravel, finendo gli studi in Scienze Motorie e iniziando a lavorare come preparatore. Nel 2025 sono poi tornato a gareggiare a livello UCI, riuscendo a guadagnarmi il posto per il 2026 nel World Tour.

 

Il 2025 è stato un anno particolare per te, cosa ti porti dietro dall’esperienza nello Swatt Club?

 

Il 2025 è stato l’anno in cui, come dicevo, sono tornato a gareggiare a livello UCI dopo diversi anni lontano dalle competizioni. Anche io non sapevo bene cosa aspettarmi e, piano piano, grazie soprattutto a un ottimo gruppo nello Swatt Club e ai tanti consigli dei miei compagni, tutti Under 3 ed élite con grandissimi risultati alle spalle, sono riuscito a ritagliarmi dei momenti di soddisfazione personale, come per esempio l’italiano. 

Gran parte del merito, però, lo devo proprio all’ambiente e ai compagni dello Swatt Club, che mi hanno fatto ritrovare la passione e, soprattutto, mi hanno permesso di imparare velocemente tutto ciò che in precedenza mi mancava. 

 

Quest’anno hai raccolto il frutto di tanti anni i sacrifici, com’è stato entrare nell’élite del ciclismo mondiale?

 

Quest’anno è stato un battesimo del fuoco, nel senso che ho fatto qualsiasi tipo di gara World Tour e sicuramente il livello è stellare. Correre a livello professionistico con la Polti è una cosa, ma correre nel World Tour è uno step in più. È sicuramente una grande soddisfazione, ma anche una presa di coscienza del fatto che quello che viene richiesto a livello fisico e competitivo è altro ancora.

Quindi quest’anno è stato anche un anno alla scoperta di quello che serve per essere lì, per essere competitivi, cercando di portare tutto ciò che ho imparato nel prossimo anno per fare un ulteriore step. 

 

Nelle ultime settimane però il tuo team è stato soggetto alle critiche, com’era l’ambiente in casa Picnic-PostNL?

 

Personalmente non ho vissuto un ambiente negativo come quello descritto nelle interviste. Chiaramente, le situazioni personali possono essere molto diverse. Ci sono centinaia di membri nello staff e non ho avuto modo di interfacciarmi con tutti, quindi non posso parlare per gli altri.

Personalmente, però, non ho vissuto un ambiente così dittatoriale, tra virgolette, come è stato descritto. Durante tutto l’anno, la squadra mi ha concesso di fare un buon calendario, che era la cosa principale che cercavo. Quindi posso essere solo grato per questa possibilità. 

 

✍ Edoardo Clarichetti

📸 Profilo Facebook di Mattia Gaffuri