In quest’ultimo articolo si vedranno le squadre che possono essere considerate le delusioni, per svariati motivi, della Vuelta 2026.
📉 Flop
Burgos Burpellet BH: giunti alla loro ottava partecipazione della Vuelta, mantengono le basse aspettative, forse anche meno, poiché ottengono solo due top 10 con César Macías. Per il resto è anche difficile valutare la loro presenza, sono più che evanescenti anche in ogni tentativo di fuga. Un dato su di loro è esplicativo: hanno vinto solo una volta nella corsa spagnola, e tale vittoria risale al 2019. Loro sembrano navigare per la sussistenza, hanno le scorte a sufficienza solo per mantenersi in vita, per sussistere e non per altro, ma più si sussiste a fatica, più ciò con il passare del tempo diventa difficile; si mantiene l’esistenza, ma si rischiano varie carenze e mancanze che poi possono portare a chiudere il tutto. Nella rappresentazione simbolica, senza la vitamina C si prende lo scorbuto. VOTO 5,5
NSN Cycling Team: una Vuelta sull’orlo tra l’insufficienza grave e la sufficienza striminzita, nella quale ottengono 10 piazzamenti nei primi 10 con quattro corridori diversi. Rimangono nuovamente a secco, ma per loro è una cattiva abitudine: hanno partecipato sei volte alla Vuelta e hanno vinto solo in due occasioni, e se si allarga agli altri grandi giri la situazione diventa ancora peggiore: 16 partecipazioni, quattro edizioni con vittorie. Numeri che servono a mostrare il loro abito, che è di un team che ottiene piazzamenti, ma raramente va oltre; si confermano nella mediocrità, senza rischiare di finire nel baratro, ma nemmeno di poter avere qualcosa di bello. Per alcuni aspetti sembra spesso sempre la stessa stagione che si ripete, con variazioni piccole o grandi sui risultati nella classifica generale. Hanno cambiato nome, si sono rifatti la facciata, ma sotto, nella profondità, tutto è rimasto uguale, non solo a livello economico ma anche di risultati; il restyling è stato solo apparente, la forma però è sempre quella, forse si dovrebbe pensare prima a quella che all’apparenza? VOTO 5,5
Alpecin-Deceuninck: da quando la squadra ha partecipato per la prima volta alla Vuelta, aveva sempre vinto; in ben cinque edizioni consecutive aveva vinto almeno due tappe, mentre questa volta, alla sesta partecipazione, ottiene come miglior risultato tre terzi posti ottenuti dall’ottimo Debruyne, il belga ottiene anche un quarto posto. Ma con il belga terminano anche i risultati ottenuti dalla squadra, il resto è anche difficile da valutare: il loro velocista, Groves, si ritira ancora prima del termine della prima settimana, e anche Busatto si ritira senza aver mai brillato. Già alla vigilia sembravano avere trascurato la Vuelta, e alla fine il risultato è stato questo. Se la Vuelta di Debruyne è stata più che discreta, molto negativa è stata quella di tutti gli altri. Sul giudizio generale della loro corsa pesa molto il valore dei dati e della loro storia, che ha sempre un valore sul giudizio, ma tutto alla fine dipende dalle scelte precedenti; probabilmente pensavano che, in qualche modo, una tappa sarebbero stati capaci lo stesso di vincere, in tal caso la confidenza e la troppa sicurezza hanno dato questo risultato. La certezza è che loro dagli errori imparano e probabilmente l’anno prossimo ritorneranno a fare la striscia di vittorie in ogni grande giro, come insegna la loro storia da vincenti di tappe, ma prima o poi anche il più vincente dei generali cade, e questa Vuelta rappresenta la loro terza sconfitta in un grande giro dopo altri due Giri d’Italia dov’erano tornati a mani vuote. Per la loro grandezza parlano i numeri: 18 partecipazioni nei grandi giri, 15 grandi giri con vittorie, nei quali 12 con almeno due vittorie. Per tutto questo il voto è insufficiente. VOTO 5
Lidl–Trek: l’insufficienza è grave, anche se ci possono essere varie giustificazioni per la loro Vuelta senza vittoria. Ma in ogni caso non possono bastare sette piazzamenti nei 10, con un secondo posto di Pedersen e due terzi posti di Nys, per poter salvare un roster partito con l’obiettivo minimo di una vittoria di tappa. Le giustificazioni riguardano la condizione di Pedersen e Skjelmose: se il primo si ritira all’inizio della seconda settimana, il secondo prosegue ma giorno dopo giorno diventa sempre più un supplizio, fino a uscire completamente dalle posizioni di vertice e di rincalzo della classifica generale. Per lui, che veniva da un Tour più che buono, non ho proprio compreso il voler proseguire anche contro la propria stessa salute, andando probabilmente oltre il limite del suo corpo. Pedersen invece almeno decide saggiamente di ritirarsi e di preservare il corpo. Il giovane Nys, che sembra adattissimo alla Vuelta, si trova semplicemente davanti ciclisti che al momento sono più forti, e visto che si sanno le sue potenzialità non può nemmeno usare la carta della sorpresa. Il prossimo anno il team cambia in parte l’anima, cambiano i protagonisti e in parte anche il progetto. Le disponibilità economiche sono notevoli, quindi si possono costruire veramente diverse cose. Chi abbandona la propria casa sa cosa aveva, ma non sa ancora cosa avrà; si apre uno spazio di possibilità diverse e qui c’è il bello, il rischio per migliorare, per trovare qualcosa di meglio o peggio: da una parte ci può essere anche una reggia, ma dall’altra parte anche un castello fatiscente. VOTO 4,5
Team Picnic PostNL: le parole hanno un peso, a volte sono un fardello ancora più forte di qualsiasi violenza fisica; da una certa prospettiva, per la cultura classica greca era peggio la peitho, la persuasione, della bia, la violenza fisica. Tale preambolo serve per motivare il fatto che evito di accanirmi contro probabilmente la peggiore squadra WorldTour nel nuovo millennio. In tutta la Vuelta ottengono solo un ottavo posto con Chris Hamilton. A loro discolpa ci sono anche vari ritiri, tra cui quello di Gaffuri, che sembrava essere in condizione per ottenere qualche top 10. Probabilmente, almeno dalle notizie, non sembra neanche tanto colpa dei ciclisti, ma anche dei mezzi che hanno, per esempio la bicicletta, che non sembra sicuramente tra le migliori, specialmente a livello aerodinamico. Chiudono il quinto grande giro consecutivo senza vittorie, un record negativo, che fa da contraltare con il record positivo che avevano ottenuto anni fa, quando erano riusciti a vincere consecutivamente per sette grandi giri consecutivi (dalla Vuelta 2012 alla Vuelta 2014). Esempio massimo di Stato prezioso, seppure piccolo, che decade anno dopo anno per una malattia all’interno. VOTO 4
Team Jayco AlUla: per quanto riguarda i risultati sportivi ottenuti alla Vuelta il discorso è velocissimo, si limita a un sesto posto ottenuto da Covi. Il risultato, da questo punto di vista, non può che essere gravemente insufficiente. Ma è necessario allargare la prospettiva, per mostrare che c’è anche una coperta che appare molto corta, come da una parte possono mostrare alcuni dati interessanti: per ogni grande giro hanno partecipato 15 volte; al Giro non hanno vinto in 4 occasioni, al Tour in 8 e alla Vuelta in 7. Ma se ci limitiamo agli ultimi 8 anni, il dato diventa interessante: al Tour non hanno vinto in 3 occasioni, alla Vuelta in 6. È evidente quindi, da una parte, che, avendo mezzi non illimitati, la scelta sia sempre quella di preferire i primi due grandi giri e poi andare alla Vuelta come ripiego o come corsa da fare obbligatoriamente, ma non così necessaria da svariati punti di vista, quasi vista con sufficienza da anni. Il problema è che, con il passare del tempo, anche il livello medio del team sta diminuendo progressivamente e, di conseguenza, quella coperta che era già corta sta diventando un deficit strutturale sempre più pericoloso. Tale tendenza è evidente se si guardano i membri del team con il passare degli anni: sembra, da un certo punto di vista, l’attuazione di una decrescita, che al momento per alcuni aspetti sembra anche felice. VOTO 3,5
Articolo scritto da Cristian Bortoli
